Saffo – La cosa più bella

Il fatto di non avere studi classici nel mio background scolastico mi ha un po limitato nell’approccio ai poeti classici dell’antichità. La difficoltà nel contestualizzare la loro poetica me li ha sempre fatti vedere come “difficili”.

Saffo, poetessa dell’amore femminile, non è stata da meno. Per capire la sua poetica e svincolarsi dalla nostra visione, moderna e superficiale, legata fondamentalmente all’associazione di Saffo con l’universo dell’omossesualità femminile è necessario fare un passo indietro di 2500 circa e planare su Lesbo, una delle isole più settentrionali della Grecia, dalla quale è esiliata in Sicilia e alla quale farà ritorno per divenire istituitrice di un Tiaso, una sorta di educandato per le giovani figlie dell’aristocrazia greca che si preparavano al matrimonio.

In questo contesto si sviluppa la sua mitica storia d’amore con Faone, traghettarore che non la corrisponde, L’amore negato la spingerà al suicidio con un tuffo senza ritorno dall’alta rupe di Leucade. Nasce così la poetica di Saffo, a metà fra il mito e il reale: L’ode ad Afrodite, La cosa più bella e le altre sue poesie sono arrivate a noi in frammenti, avvolti dall’alone del mito greco e infarciti di storia. Lo stesso Leopardi ne fu affascinato tanto da dedicarle nel 1822 L’ultimo canto di Saffo.

Ne La Cosa Più Bella, Saffo canta l’amore contrapponendolo ai beni materiali, cita Elena di Troia come esempio di donna che per amore abbandonò marito e famiglia e dopo aver affermato che ad Afrodite (Cipride) non si può resistere, rimpiange di non aver al suo fianco la cara Anattoria. Poesia meravigliosamente dolce.

SAFFO – LA COSA PIU’BELLA (700 a.c.)

«Alcuni di cavalieri un esercito, altri di fanti,
altri di navi dicono che sulla nera terra
sia la cosa più bella, mentre io ciò che
uno ama.

Tanto facile è far capire
questo a tutti, perché colei che di molto superava
gli uomini in bellezza, Elena, il marito
davvero eccellente

lo abbandonò e se ne andò a Troia navigando,
e né della figlia, nè dei cari genitori
si ricordò più, ma tutta la sconvolse
Cipride innamorandola.

E ora ella, che ha mente inflessibile,
in mente mi ha fatto venire la cara
Anattoria, che non mi è
vicina.

Potessi vederne il seducente passo
e il lucente splendor del volto
più che i carri dei Lidi e, in armi,
i fanti.»

Buona lettura!

SZ

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: