Disco del giorno…e un po’ di me! – Bruce Springsteen – Nebraska

L’incontro col Boss avviene in maniera poco ortodossa, almeno per quelli che erano i miei parametri di scelta negli anni ’80, il primo album di Springsteen comprato è stato Born in the Usa, forse l’album di maggior successo commerciale del caro Bruce, ma di certo non il più significativo dal punto di vista artistico. Lo acquistai immediatamente dopo l’uscita nel 1984, ricordo che fu la colonna sonora della festa che celebrava il mio diciottesimo compleanno… c’erano un sacco di inviatati a casa mia quella sera, compresa colei sarebbe diventata la compagna della mia esistenza, l’altra metà della mela… si stava in compagnia, si ballava, ci si divertiva insomma sulle note degli hit del tempo, Prince con Purple Rain, Madonna con Like a Virgin, mentre i Van Halen suonavano Jump e Panama, e Michael Jackson impazzava con Thriller, sul mio rudimentale mixer passavano spesso, i Simple Minds, Springsteen e anche Clapton… che troppa dance non andava benissimo. Anni magici e spensierati!

Il successo planetario di Springsteen lo rese personaggio anche in Italia e da appassionato di musica rock e fedele lettore del Mucchio, che idolatrava il Boss cominciai a pensare di integrare la sua discografia… Cosi acquistai il disco di oggi: NEBRASKA e nonostante fossi in qualche modo preparato avendone letto molto fu sostanzialmente come prendere uno schiaffo in viso, una vera doccia fredda! Se dovessi paragonarlo a qualcosa, lo paragonerei ai dischi blues del delta del missisipi, sapete quei 78 giri alla Robert Johnson o alla Blind Lemon Jefferson, ruvidi ma con una intensità graffiante fin dal primo ascolto. Un mix micidiale per efficacia fra accellerazioni rock e ballate alla Dylan, o alla Woody Guthrie se preferite. Davvero un pugno nello stomaco.

BRUCE SPRINGSTEEN – NEBRASKA – 1982

L’atmosfera del disco è ben definita dalla prima traccia che da il titolo all’intero album. Il viaggio della coppia di assassini che si sposta da Lincon, Nebraska attraversando le badlands del Wyoming e lasciando dietro di se una scia di morti senza motivo è folgorante e toglie il fiato. Il disco prosegue tracciando un ritratto impietoso dell’America più profonda. Rock acustico alla massima potenza espressiva, secco, tagliente. Senza pietà per nessuno dei protagonisti delle storie narrate, tutti invariabilmente sconfitti. tutto questo prima del successo commerciale di Born in the USA, che probabilmente proprio per l’intensità del disco precedente non poteva che essere un disco maggiormente commerciale. Buon Ascolto a tutti!!

SZ

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