Disco del giorno…e un po’ di me! – ZZ Top – Tres hombres

Davvero, fino all’età di dieci, undici anni non avevo idea di cosa fosse il Blues; poi nel 1978 sulla Tv di stato passò una serie televisiva, che oggi chiameremmo fiction, dal titolo Radici che narrava l’epopea della famiglia di schiavi Kinte nell’America degli anni di Abramo Lincoln e del decreto Abolizionista. Una storia parallela ad un altra delle mie grandi passioni quella per i nativi americani di cui presto vi parlerò. Una storia che mi colpi molto, sensibile com’ero e sono alle ingiustizie del mondo, e che mi indusse aleggere il libro, meraviglioso di Alex Haley.

La fiction era supportata da musiche che spaziavano dai canti tribali africani fino agli spirituals che gli schiavi intonavano nei campi di cotone per lenire una condizione sociale, al tempo, ai limiti dell’inumano. Si trattava di canti dove la base ritmica e la melodia erano fuse nella voce dei cantanti eia ritmo era scandito dagli accenti del cantato, tutti tecnicismi che avrei imparato dopo, molto dopo. Mi affascinavano, e non potendo all’epoca usufruire della montagna di informazioni che oggi abbiamo in rete, mi affidai a quella che un tempo si definiva “ricerca bibiliografica”, seppur di base. Trovare libri che parlassero dell’argomento non era facilissimo, nemmeno in biblioteca; poi il 13 novembre 1980 successe qualcosa che cambiò decisamente la situazione: sull’onda di un moderato successo negli States anche in Italia usci nelle sale cinematografiche un film dal titolo The Blues Brothers, per la regia di John Landis e con nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Jake e Elwood Blues, il compianto John Belushi e Dan Aycroyd. Inutile dirvi che la mia percezione del blues cambiò radicalmente!

Trascinato dall’entusiasmo per il film e la sua colona sonora cominciai a recuperare dischi e cassette blues: Robert Johnson, Muddy Waters e tanti altri fino a incappare in Blind Lemon Jefferson, Henry Thomas, Robert Shaw e il blues texano, il blues chitarristico per eccellenza: e in quegli anni, inizo anni 70, ancora di la da venire il successo di Stevie Ray Vaughn, stava languendo in una situazione complicata! Poi apparvero loro e in brevequando si citava il blues texano si stava parlando degli ZZ TOP!

Il trio aveva un look molto diverso da quello che ne ha caratterizzato le gesta degli anni a venire, barbe lunghissime come i riff di chitarra, cappellaci texani e occhiali da sole, oggi desueti e improponibili, nel 1973, quindi ben prima della mia “conversione” al blues sembaravano una band “normale” con un tiro blues pazzescoe nel disco di oggi troviamo il brano che, probabilmente, li rendeà immortali nel panorama blues mondiale, il vero “punto di svolta” come lo definì più volte illeader della band Billy Gibbons: La Grange. Non serve descriverla, che poi è impossibile, bisogna ascoltarla! Una volta, due, cinque, cento per rendersi conto che il blues in Texas, e non solo, non sarebbe stato più lo stesso. Signori: The ZZ Top.

ZZ TOP – TRES HOMBRES – 1973

How, how, how, how….. buon ascolto!!

SZ

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