Dylan Thomas – E la morte non avrà più dominio

Dylan Thomas è gallese di Swansea, nato nel 1914. Fin da bambino dimostrò doti innate per la poesia tanto che quando a vent’anni nel 1934 pubblica Diciotto Poesie, negli ambienti letterari d’oltremanica si parla di un predestinato. La poesia di oggi fa parte proprio di questa prima pubblicazione e fornisce un quadro netto e preciso della poetica di Dylan Thomas.

Temi quale la morte, l’amore, il creato e i suoi drammi renderanno celeberrima la sua instancabile e prolifica vena poetica, tanto che trasformatosi da meteora a riferimento per la poesia inglese, a cavallo fra gli anni 30 e 40 le farà vivere un periodo di fulgido vigore creativo, peraltro rigorosamente tenuto a distanza dalle discussioni intellettuali che Thomas, uomo profondamente legato alle sue origini, non gradisce.

Gradisce invece, assai la dissolutezza, l’alcool, gli sperperi che minano gli equilibri familiari. A differenza però di molti altri poeti “maledetti” Thomas trova solidarietà nel mondo intellettuale che detestava, quello stesso mondo che avendone riconosciuto il genio lo qualificherà come tale agli occhi delle future generazioni.

La poesia di oggi appare “oscura, labirintica, visionaria e selvaggia, eppure pazientemente costruita mediante l’utilizzo di simboli biblici e freudiani, una poesia che scava in profondità temi della nascita, del sesso e della morte.” Eccola qui la bellissima e cupa And death shall have no dominion/E la morte non avrà più dominio, ve la propongo nella verisone originale e nella traduzione di Ariondante Marianni.

DYLAN THOMAS – AND DEATH SHALL HAVE NO DOMINION

And death shall have no dominion.
Dead men naked they shall be one
With the man in the wind and the west moon;
When their bones are picked clean and the clean bones gone,
They shall have stars at elbow and foot;
Though they go mad they shall be sane,
Though they sink through the sea they shall rise again;
Though lovers be lost love shall not;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
Under the windings of the sea
They lying long shall not die windily;
Twisting on racks when sinews give way,
Strapped to a wheel, yet they shall not break;
Faith in their hands shall snap in two,
And the unicorn evils run them through;
Split all ends up they shan’t crack;
And death shall have no dominion.

And death shall have no dominion.
No more may gulls cry at their ears
Or waves break loud on the seashores;
Where blew a flower may a flower no more
Lift its head to the blows of the rain;
Though they be mad and dead as nails,
Heads of the characters hammer through daisies;
Break in the sun till the sun breaks down,
And death shall have no dominion.


  • E la morte non avrà più dominio.
    I morti nudi saranno una cosa
    Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
    Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
    Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
    Benchè ammattiscano saranno sani di mente,
    Benchè spofondino in mare risaliranno a galla,
    Benchè gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
    E la morte non avrà più dominio.
  • E la morte non avrà più dominio.
    Sotto i meandri del mare
    Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
    Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
    Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
    Si spaccherà la fede in quelle mani
    E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
    Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
    E la morte non avrà più dominio.
  • E la morte non avrà più dominio.
    Più non potranno i gabbiani  gridare ai loro orecchi,
    Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
    Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
    Mai più sfidare i colpi della pioggia;
    Ma benchè matti e morti stecchiti,
    Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
    Irromperanno al sole fino e che il sole precipiterà,
    E la morte non avrà più dominio.

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