Out of time rhymes – Nuovo Medioevo/19 marzo 2018,venerdi

Vi avevo promesso una sorpresa per il primo mese di vita di Out of Time, ed eccola qua: ci metto del mio, come faccio sempre, ma questa volta di più perché le poesie che leggerete, almeno spero, oggi, qui di seguito escono dalla mia penna.

E che siano condivise qui è una grande sorpresa, soprattutto per me! E soprattutto, guardando indietro ai poeti, immensi, che sono passati su queste pagine fino ad oggi. Perdonatemi perciò fin da ora per la presunzione e siate, se potete, magnanimi. Anzi, meglio di no…. siate onesti!!

La prima, Nuovo Medioevo, è uno scritto del 2018, non è esattamente un inedito dato che ha girato qualche giorno sulla mia pagina facebook, ma è la prima volta che abbraccia un pubblico così vasto, e vi confesso con un certo timore. Anche la seconda poesia, è del 2018 come si intuisce dal titolo: 19 marzo 2018, venerdi ed è dedicata a mio padre che, purtroppo, ci ha lasciati nel 2011. Ed è un inedito assoluto almeno nella sua versione definitiva, una prima bozza non completa, è passata su qualche sito di poesia per qualche giorno un paio di anni fa.

Ho decine, centinaia di scritti nei cassetti, da che ero adolescente ad oggi ho scritto poesie, racconti, semplici aforismi e favole: o quantomeno a me, immodestamente, appiono tali. Non ho mai avuto il fegato di renderle pubbliche, di condividerle, sono state li per anni. Decine di anni!

Oggi sento il bisogno quasi fisico di farle uscire dai cassetti, e attendo il vostro giudizio. Si sa che nella vita si cambia, e dopo i cinquanta, ancora di più. Mi auguro di cuore sia una buona lettura! SZ

STEFANO ZORZI – NUOVO MEDIOEVO (2018)

giorni oscuri di rabbia, di paura
e ignoranza, di memoria fallace
e egoismo, di anime oscure
preghiere ortodosse, un dio sbagliato

gli occhi non distinguono colori
non distinguono generi, ne etnie
non distinguono fughe, orrori, guerre
ne madri, ne figli, ne morte

rimbombano oscuri ricordi
di un tempo così vicino,
ostinatamente pensato sepolto,
virulenta peste dei tempi moderni

incubano nel cuore di uomini vuoti
rabbiosi rigurgiti di potere e dominio
ed è rabbia cieca, diffusa, facile e dolosa
come fiamma nel bosco secco

e come già fu, si appiccano i roghi
taluni subdoli, infami, celati da anonimi tasti
altri dirompenti in terra e cielo,
davanti ad occhi vuoti e cervelli cavi

pulizie etniche millantate come pace
in terre da secoli dilaniate, contese,
massacrate dalla religione che,
mendace, si maschera da fede. assoluta.

e intorno menti spente,
ammorbate di cultura social
che non sanno più distinguere
fra il falso e il vero

menti spente, troppe
senza pensieri indipendenti
senza pensieri, piene
gonfie di inconsapevoli paure

carne da macello,
da crociata, da attentato
da branco, da paura
da nuovo medioevo.

SZ. Verona, marzo 2018


STEFANO ZORZI – 19 MARZO 2018, VENERDI

vado sempre prima

provo ad evitare “la” festa

il giorno esatto

non so neanche bene perché

così, ieri, son passato a salutarti

come faccio spesso, solo

cosi come se essere soli, io e te

ci riportasse indietro nel tempo,

un tempo disperatamente felice

quando ascoltare le tue poche parole

inframezzate dalla tosse

era essere tuo amico, prima che figlio

le sigarette e lo Stock 84

i ramini, infinti, al bar

e ti venivo a prendere

e non capivo, non potevo capire

e i piatti sbattuti in casa, e l’ira

che era prima di tutto amore, e poi paura

poche parole, qualche bestemmia

e avere poco o niente, ma essere tutto

respiravi a fatica, ma eri li

sempre, sempre, sempre

con la tua calma apparente

con la tua intelligenza ignorante

l’enigmistica e i fumetti

tex e l’intrepido

meraviglie di carta da scoprire

effimeri segreti da condividere

e gli anni a lavorare insieme

con l’orgoglio scritto in faccia

di vedermi ai piani alti

a difendere la tua dignità di operaio

la nostra passione per il basket

che adesso, (l’avresti detto?) è la mia vita

al mio fianco sui campi delle minors

che sul calcio non ci prendevamo

mi ricordo le vittorie, 

due parole: “brao, tato”

mi ricordo ogni sconfitta

“avanti sempre, mai paura”

e poi quella corsa nella notte

lo sapevo, percepivo già l’assenza

e forse non ho ancora pianto

no, non ho ancora pianto

anzi, le lacrime ora

sulla tastiera, adesso

contengono tutti i ricordi

contengono te.

Buona festa, papà!

SZ      Verona, marzo 2018

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