Alce Nero (Sioux Oglala) – Non sapevo

Per le desolanti cifre che riguardano l’eliminazione, di fatto, dei Nativi dal suolo del Nord America vi rimando all’articolo già apparso su questo blog il 6 giugno scorso. Sono cifre incredibili e agghiaccianti passate sotto silenzio nel corso di 500 anni. così come è passata sotto silenzio per troppi, troppi anni, la “cultura della terra” che ha sempre accompagnato i Nativi Americani nella loro esistenza. Circa cento milioni di persone, sparse dal Canada al New Mexico che convivevano rispettando gli altrui territori, le altrui usanze, gli altrui riti; una terra dove i conflitti fra tribù, o meglio popoli, non erano dettati da oscuri fini politici o da bramosia di possesso, ma solo dalla necessità di difendere le proprie famiglie o i prori territori.

Un grande cerchio di popoli, lo definisce Alce Nero nella poesia di oggi, rispettoso della natura, perché dalla natura traeva ogni sostentamento, un popolo che viveva in armonia con il territorio circostante, fosse esso rigoglioso come nelle foreste del nord, o arido come sugli altipiani dei Navajos. Un popolo, quello Nativo Americano, a cui anche l’Italia deve molto: centinaia infatti furono i Nativi che, pur vessati da una patria, poco riconosciuta, che non gli garantiva alcun diritto, scelsero di difendere il mondo dal nazifascimo arruolandosi fra il ’43 e il ’45 e combattendo sul fronte italiano fino alla liberazione. La storia è raccontata egregiamente da Matteo Incerti nel libro “I Pellerossa che liberarono l’Italia” edito da Corsiero.

Torniamo alla poesia di Alce Nero, sciamano Oglala- Sioux, che in tarda età si converti addirittura al Cristianesimo, con le parole semplici e asciutte tipiche dei Nativi, racconta la dolorosa fine di un sogno: un sogno vissuto per secoli nelle terre del Bisonte e del Mustang, e concluso con l’istituzione delle riserve e la distruzione di un popolo! Buona Lettura e non perdetevi il libro della settimana!!

ALCE NERO – NON SAPEVO

Non sapevo in quel momento

che era la fine di tante cose.

Quando guardo indietro, adesso,

da questo alto monte della mia vecchiaia,

ancora vedo le donne e i bambini massacrati,

ammucchiati e sparsi lungo quel burrone frastagliato,

chiaramente come li vidi coi miei occhi da giovane.

E posso vedere che con loro morì un’altra cosa,

lassù, sulla neve insanguinata,

e rimase sepolta sotto la tormenta.

Lassù morì il sogno di un popolo.

Era un bel sogno…

il cerchio della nazione è rotto

e i suoi frammenti sono sparsi.

Il cerchio non ha più centro,

e l’albero sacro è morto.“

SZ

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