Aikido:Via dell’armonia e Arte della pace.

di Stefano Zorzi

Non ho mai praticato un arte marziale. Ne sono sempre stato affascinato, fortemente affascinato per quel non so che di esotico, di anticonvenzionale, di rigidi schemi fuori dagli schemi del nostro mondo occidentale. E non mi hanno influenzato nel giudizio i film di Bruce Lee tanto amati da mio padre, quanto detestati da mia madre, ne tantomeno le farsesche esibizioni dei suoi poveri, di fronte alla grandezza del mito, epigoni alla Jackie Chan. Ciò che veramente mi ha sempre affascinato era la filosofia alla base delle arti marziali, il loro voler essere “fuori dal tempo” pur calate nei tempi moderni.

E’ un argomento delicato, per un profano, non sai esattamente come muoverti o cosa cercare: ho sempre pensato che fra le arti marziali (judo, karate, kendo, ju-jtsu) esistesse una trasversalità di fondo, una sorta di osmosi silenziosa, che travasava invisibilmente i concetti base da una all’altra, ma la distanza culturale fra il nostro modo occidentale e l’oriente da cui tutte arrivano, mi ha sempre impedito una visione chiara della cosa e il timore di approcciarle più profondamente pare generato da un’intrinseca forma di rispetto per i delicati equilibri che regolano l’essenza stessa della arti marziali.

Così mentre cercavo un modo per intraprendere questo breve viaggio di scoperta mi è venuto alla mente un caro amico, conosciuto quasi quarant’anni fa alle scuole superiori che di un’arte marziale, e scoprirò poi che arte (!), ha fatto un cammino di vita, perché quando una passione ti accompagna dai nove, dieci anni fino ad oltre cinquanta primavere, quella passione è, inevitabilmente, parte di te. Per me la passione, questa passione è il Basket, per Michele la passione, quella vera, a cui consacrare un pezzo di vita è un’arte marziale che da profano ho definito “anomala”, ma che in realtà le sublima tutte e con il suo approccio chiarisce molti dei dubbi con cui mi sono confrontato scoprendola. E così, chiacchierando davanti ad una birra, in un afoso pomeriggio estivo, Michele mi ha raccontato la sua arte marziale: l’Aikido, l’arte della pace.

Ora non ho la pretesa di essere esaustivo in queste poche righe, ne di rendervi edotti su un’arte dalle sfaccettature così complesse, ma di stuzzicare la vostra curiosità si perchè come vi ho detto nella premessa cercavo i punti di contatto fra le varie arti marziali ed eccolo, il punto di contatto: O Sensei Morihei Ueshiba, il maestro dei maestri, che ha fondato l’Aikido, mi spiega Michele, ” dopo un lungo percorso di ricerca fisica, morale. Fin da giovane egli particò molte delle arti marziali tradizionali giapponesi, negli anni venti poi avviene l’incontro con Onisaburo Deguchi, capo della setta scintoista(1) Omoto Kyo che lo orienta verso un profondo rinnovamento spirituale. Queste esperienze spirituali gli svelarono il senso delle arti marziali per la Nuova Era dell’Umanità.”

Sentir parlare Michele della “sua” passione mi coinvolge, come capita a tutti i curiosi, e lo incalzo a spiegarmi meglio l’essenza se così si può dire dell’Aikido e lui riparte: “Le arti marziali che nel nome contengono il suffisso -do, identificano il -do come il cammino, il percorso da effettuare dentro e verso di se oltre che verso gli altri”. E’, se ci pensate, una indicazione fondamentale: non solo un “combattimento”, per quanto i combattimenti di Aikido assomiglino più ad una danza che ad una lotta, ma soprattutto una via da seguire verso se e verso gli altri. Ma torniamo a O Sensei Morihei Ueshiba….

“Dopo la seconda guerra mondiale, quindi da giapponese sconfitto” continua Michele, “Morihei Ueshiba si reca personalmente nelle Hawaii per costruire un ponte spirituale verso l’esterno del Giappone e diffondere l’Aikido nel mondo. Morihei Ueshiba è riconosciuto da tutti i praticanti di arti marziali come O Sensei: il Grande Maestro ovvero colui che ha orientato il corso della tradizione marziale nella sua epoca contribuendo, insieme ad altre grandi figure del secolo scorso, a preparare l’avvento della Nuova Era, da non confondere con assolutamente con i movimenti New Age.” Se penso al Giappone, penso ad una realtà affascinante, nella nostra visione occidentale, per quanto è “chiusa” sulle sue tradizioni e legata a queste tradizioni, quasi misteriose e a volte, per noi occidentali, incomprensibili: l’apertura al mondo, che aveva appena vinto il Giappone, da parte di Morihei Ueshiba appare adesso nella sua grandezza!

Le birre diventano due e le lingue si sciolgono, la confidenza sembra tornare agli anni, mai scordati, della scuola e mentre Michele mi spiega il suo rapporto con il “suo” maestro Yoji Fujimoto, scomparso nel 2012, io mi lancio in ardite, ma neppure tanto correlazioni fra la centralità dei movimenti dell’Aikido e dell’equilibrio che noi cestisti ricerchiamo nella totalità di nostri gesti tecnici, dall’alto della sua esperienza di 5° Dan, Michele afferma che dei punti di contatto sicuramente ci sono e questo mi rasserena, perché quando si approcciano discipline così complesse e sconosciute la figuraccia è sempre dietro l’angolo. Rientriamo allo studio di Michele, che di professione è avvocato, chiacchierando del più e del meno e giunti allo studio Michele mi mostra un paio di filmati di suoi combattimenti passati e poi mi allunga un suo scritto dicendomi “Guarda Stefano, qua dentro troverai sicuramente molti spunti per il tuo articolo, l’ho scritta anni fa e secondo me è uno spaccato molto interessante sulle correlazioni sociali dell’ Arte della pace, dell’Aikido”.

Ho letto con avidità lo scritto di Michele, non vi dirò di cosa si tratta, credo sia giusto così. Cos’è rimane parte di una chiacchierata fra amici: fra due cinquantenni curiosi, che non si sono ancora stancati di guardare il mondo attorno con l’occhio del viaggiatore e non del turista, in qualsiasi situazione. Sappiate però che il negarvi questa informazione mi permette di farvi concentrare maggiormente sui contenuti che esporrò e quindi per voi lettori è un deciso vantaggio; so che sembra paradossale ma Michele capirà sicuramente il perchè. So per certo che questo scritto mi ha aperto gli occhi su un mondo che fino ad oggi avevo sempre considerato in modo sbagliato: uno sport, paragonabile al Karate, al Judo. Così non è e credo che questi estratti dallo scritto di Michele rendano esattamente il senso della mia affermazione: ” In ogni relazione è presente virtualmente la realtà del conflitto: si tratta di un’esperienza strutturante vitale, che come tale, non ha nessuna connotazione negativa o positiva in senso assoluto. Anzi, come in ogni realtà vitale, anche nel conflitto ci è data l’occasione di crescere, quando e se lo affrontiamo costruttivamente. La capacità di comunicare, anche in situazioni di conflittualità, si acquisisce nell’Aikido attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla pratica, a livello corporeo, emozionale e mentale, e ovviamente grazie ad un allenamento costante e approfondito” Rileggetelo piano, con attenzione. Ancora. Ancora. Bravi , state cominciando a capire….

E ancora “Il senso e le motivazioni della pratica si sposano con l’immagine della spirale, la forma che si riscontra nel gesto e nell’azione dell’Aikido: il movimento circolare che si sviluppa a partire da un centro stabile. La crescita avviene per livelli concentrici : primo livello la tecnica e l’impostazione psicofisica, secondo livello la conoscenza dell’altro e la capacità di relazionarsi con esso. terzo livello l’unità dentro noi stessi alla ricerca di uno stato mentale unito.” Scaricate un video, cercatelo in rete o recatevi ad una manifestazione di Aikido: la circolarità del movimento vi sorprenderà e vi ammalierà come una danza.

Ancora: “Alla base della pratica aikidoistica sono posti alcuni principi di fondo: consapevolezza del proprio centro corporeo ed energetico, controllo della propria direzione, del centro del compagno e degli assi dell’azione che dal reciproco contatto si sviluppa; attenzione alla naturalezza economica del movimento; coscienza puntuale della propria capacità dissuasiva; rispetto profondo dell’integrità fisica di chi pratica con noi. Questi sono gli elementi fondanti del lavoro, sui quali si studia per anni e dai quali non è possibile prescindere se si vuole crescere lungo l’Aikdo: la via dell’armonia, la via della Pace.” Vi sentireste in grado di applicare questi concetti alla vostra vita sociale? Prendetevi tempo per dare la risposta, non è così banale, ma il solo riflettere su questo vi sta accompagnando su una via quantomeno parallela alla Via dell’Armonia, all’Arte della Pace, all’Aikido.

Un immenso grazie e un abbraccio fraterno a Michele Frizzera per il tempo che mi ha dedicato, per le birre e le chiacchiere che entrambi avremmo tirato assai lunghe potendo. E gli chiedo venia se l’articolo non sarà completo ed esaustivo come la sue spiegazioni che a me han dato davvero tanto. Davvero grazie, speriamo di ritrovarci presto a chiacchierare e in bocca al lupo per tutto. A voi buona lettura e l’invito ad approfondire, scoprendo il magico mondo dell’Aikido: la via dell’Armonia, l’arte della Pace.

Se siet interessati ad approfondire: Shizen Dojo Verona – Aikido @shizen.dojo.aikido.vr

SZ

(1) il Fondatore ha permeato la propria visione dell’Aikido dello spirito e dell’impronta dell’animismo scintoista: lo Shinto (la Via degli Dei) è un sistema di devozione orientato verso i custodi della vita e dei costumi. Come in ogni culto animista è fondamentale la relazione con gli spiriti della natura, gli Eroi, gli antenati, le potenze ancestrali intesi come custodi di un culto che professa innanzitutto la conservazione della purezza del cuore.

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