Buster & Bike 2020, ovvero la Carnia, il ramandolo che non abbiamo bevuto e ventotto ruote in cima allo Zonconlan.

di Stefano Zorzi

Il viaggio pianificato era tutt’altro: si valutava l’opportunità di scendere nel Senese per affrontare le “strade bianche”, quei viottoli di campagna toscana resi famosi nel mondo dalle svariate edizioni de L’Eroica, l’ormai mitica granfondo in stile “vintage” che percorre buona parte del suo tracciato proprio sugli sterrati che hanno reso leggendaria l’epopea del ciclismo di qualche anno fa, quando non c’erano ne l’alluminio, ne il carbonio, ne l’elettronica a supportare i ciclisti. C’erano l’indomito spirito d’avventura e tanta fatica e sudore per guadagnarsi ogni centimetro di strada. Poi ci si è mezzo di mezzo il Covid19, con il lockdown e l’incertezza sul da farsi e la terza edizione di Buster & Bike sembrava davvero a rischio. Ma a Buster & Bike è difficile rinunciare, vuoi per il piacere del gruppo di ciclisti di stare assieme vuoi perchè le prime due edizioni sono state un crescendo rossiniano che ha portato la carovana a percorrere nel 2019 circa 1300 Km fra Italia e Austria. Ah, dimenticavo di dirvi che Buster & Bike nasce dall’iniziativa di un piccolo gruppo di amici appassionati di basket (Buster, storica società veronese) e contemporaneamente appassionati di ciclismo che supportati da un mezzo al seguito da tre anni a questa parte hanno deciso, con soddisfazione, di girovagare per l’europa in bici da corsa con furgone di supporto al seguito. Io nello specifco del gruppo sono il furgone!

Già so che sorriderete a questa affermazione: eh, certo, il furgone quello che non pedala a guarda gli altri fare fatica in salita, questa è il commento più comune, ma siccome non voglio prendermi meriti che non sono miei, vi consiglio di giudicare alla fine del racconto. E poi ne parliamo se volete! Ben dai cominciamo: a differenza delle prime due edizioni, per così dire itineranti, questa edizione è stata concepita come stanziale; punto fisso l’Hotel al Benvenuto, splendidamente gestito dalla Sig.ra Anna, che fin dalle prenotazioni ha dimostrato grande disponibilità e un eccellente servizio, ma avremo modo di parlarne. Quindi appuntamento per le 9 a Tolmezzo, raduno dei partecipanti, spesa per il pranzo del mezzogiorno e partenza per la prima tappa. Siamo in 15 totali, 12 ciclisti, 1 autista furgone, 2 accompagnatrici. Mettiamo sulla strada in totale 28 ruote e vi assicuro che non è poco. 

Tutta l’organizzazione dei 5 giorni punta però un’obiettivo chiaro e chiave del giro: la mitica o mitologica salita dello Zoncolan, 10 Km di ascesa al 15% con punte del 22%-23%: una salita per matti (e qua ci siamo), o per polmoni e gambe d’acciaio (e qua insomma…). La mente del giro è il Gabri, amico fraterno a cui devo eterna riconoscenza, col solo difetto di essere del Toro, d’altronde nessuno è perfetto. Sua l’idea, sua buona parte dell’organizzazione, sua la ricerca dei collaboratori “fissi” di Buster & Bike. Suo anche il furgone, ma questa è un’altra storia. Abbiamo ragionato fin nei dettagli, ben prima di partire, ma adesso che manca poco, pochissimo a qualcuno cominciano a tremare le vene dei polsi, anch’io stesso sto li ad immaginare come sarà salire su quelle rampe, con il furgone è impossibile dal lato di Ovaro e complicato dal lato di Sutrio, meglio usare una macchina.. aspettarli in cima o seguirli da dietro mah…. mentre mi sto lambiccando in questi pensieri, il gruppo è pronto al via della prima giornata, sgambata di preparazione al “mostro” e via in direzione Paluzza per poi puntare Ravascletto e piazzare la prima sosta ristoro del gruppo. Beh nel frattempo ho fatto la spesa: memore degli anni passati non manca la frutta, abbiamo abbondante acqua e sali minerali, pane, salumi vari, un minimo di formaggio. Insomma anche quest’oggi nessuno morirà di fame o sete…

Siamo partiti cosi velocemente, che a malapena ho intravisto i “nuovi” del gruppo, che quest’anno è eterogeneo rispetto alla prime due edizioni; mettiamola così dai cinque “storici” componenti della prima edizione (più autista del furgone), si è passati ai 12 della seconda (con due mezzi al seguito) a questa edizione, come vi ho già detto stanziale, con 15 partecipanti: si fanno dei giri ad anello nei dintorni di Tolmezzo, cuore della Carnia, bellissimo angolo di Friuli Venezia Giulia con un sacco di pregi: gente ospitale, buon vino, frico di ottimo livello, bei panorami; unico difetto la pianura; se si escludono i ponti sul Tagliamento di strada piana se ne trova davvero poca. Sto pensando proprio a questo salire della strada quando sulle prime rampe della salita che porta a Ravascletto, mi ritrovo in coda ad una coppia dei “miei” ciclisti: Graziano e Lorenzo, due new entries di questa edizione, sono staccati dal resto del gruppo ma me li hanno definiti come dei “passisti” e non mi preoccupo troppo, raggiungo il gruppo più avanti, tutti pedalano, la Nico è in coda la gruppo ma sale bella sciolta, risalgo la fila capitanata dal piccolo Cest e, fatti altri quattro cinque tornanti trovo un posticino per vederli passare, così controllo che tutto sia a posto, e poi mi porto al primo punto di sosta. Passano tutti, si vede chiaramente la gamba “da pro” di Francesco, la grinta del Ginfri, Marco è a ruota del Cest piccolo, mentre Fabrizio, mio compagno di stanza, scorrazza in libertà nel gruppo dove stanno acquattati e regolari Gianni, Gabri, Antonio con la bici nuova fiammante, Sandro che fatica per il poco allenamento, ma da ostinato (e lo capisco) ha voluto esserci,

La prima sosta è sempre complicata, hai il dubbio di esserti dimenticato qualcosa, di esserti fermato troppo presto, che qualcuno abbia problemi tecnici e tu debba tornare indietro, robe così… invece in realtà arrivano tutti, praticamente assieme con la sola eccezione, che diventerà subito regola, di Graziano e Lorenzo sempre in coda al gruppo. Tutti si rifocillano e si rivestono per affrontare la discesa verso Comeglians e poi salire verso Valli del Preone… abbiamo visto il percorso sulla cartina con Gabri, ma in realtà non sappiamo esattamente cosa ci aspetta. Si va, la discesa è agevole, supero il gruppo e vado a caccia della deviazione che deve portarci verso il secondo troncone della tappa per poi attaccare la salita che porta a Valli del Prione, Da Comeglians scendiamo veloci verso Villa Santina dove dobbiamo prendere a dx. I ragazzi sono in gruppo belli compatti e io mi avvio a studiare la salita. Al vertice dovrebbe eserci un parco o qualcosa del genere. La pendenza solletica il furgone, non è proprio una salitina, ma l’ambiente circostante è spettacolare: praticamente siamo in una forra, scavata dal torrente Preone che attraversa un lato della montagna che stiamo risalendo, salti d’acqua, guadi, fontane di acqua freschissima e una strada asfaltata che si inerpica e stringe sempre di più. Non siamo altissimi, attorno agli 800m slm ma la pendenza è importante. Seguo il navigatore fino al punto dove il GPS indica essere il culmine della salita; un paio di volte devo muovermi in retromarcia per permettere il passaggio di auto in senso contrario, poi valutato un posto per la sosta decido di scendere a vedere come procede il gruppo.

I ragazzi si sono preparati adeguatamente, solo in tre sembrano non avere una gamba adeguata per diversi motivi; Sandro, che non si è allenato causa problemi fisici e fa del suo meglio per non mollare e Antonio e Gianni, due dei decani del gruppo con i loro 68 anni che il lockdown non ha aiutato nell’allenamento, ma mentre il primo è supporto da una bici assistita nuova fiammante, Gianni spinge la sua Pinarello Dogma f12, ma non con la gamba dello scorso anno. Tutti gli altri bene, stupisce la Nico che sembra in bici da sempre ( e ha cominciato ieri…) ma il DNA dei campioni è roba rara… per il resto Gabri una roccia, Francesco un pro, Ginfri una sicurezza, Fabrizio (66 anni) la solita scheggia impazzita che ogni spesso si lancia nel grido di battaglia “Alè, Alè, Alè, Bum, Bum, Bum” che sembra di essere allo stadio negli anni mitici dello scudetto dell’Hellas Verona. Marco e Cest piccolo vanno sereni, Graziano e Lorenzo chiudono il gruppo ma macinano strada senza particolari problemi. Li guardo passare e poi decido di salire i 5/6 chilometri di restante ascesa e aspettarli in cima: la seconda sosta è necessaria, perché l’erta che stanno percorrendo non è per niente facile… e onestamente non mi sembra proprio una sgambata pre Zoncolan, trovo lo spiazzo adeguato e mi fermo ad aspettare i miei ciclisti. Io non pedalo oggi, ma in passato, soprattutto in MTB ho affrontato i miei bei chilometri e ho la sensazione che tre quattro tornanti di oggi taglieranno un po’ di gambe prima della sosta….mah, staremo a vedere.

La salita è impegnativa e i ragazzi arrivano sgranati nello slargo dove ho piazzato la sosta, abbastanza provati tutti, ma ovviamente non molla nessuno. Stupisce la Nico, ma neanche tanto e presto capirete il perché, che sale come un treno dimostrando che il “motore” dei “professionisti” sono tarati su livelli diversi da noi umani e vederla salire chiacchierando con Francesco, che pro è stato e di ottimo livello, ne è la conferma. Del resto la sig.na Nicoletta Caselin da Santorso (Vi), 7 aprile 1973, non avrebbe giocato 151 partite in Nazionale con un secondo posto agli Europei, un mondiale e un’olimpiade, se fosse annoverabile fra i “normali”. Non dirò più nulla su di lei, ho già detto troppo e saranno problemi miei quando leggerà queste righe.

Comunque arrivano tutti alla sosta, qualcuno smoccolando per la “salitina” ma tutti affascinati da un paesaggio davvero piacevole e interessante. rifocillati i ragazzi si buttano in discesa verso il bivio che ci porterà alla rampa che sale alla Sella di Chiantzutan che poi ci proietterà verso il ritorno a Tolmezzo. Rientriamo in albergo, ci sistemiamo nelle stanze, accoglienti, dell’hotel e poi quattro chiacchere davanti ad una birra prima di cenare e inevitabilmente, si parla di domani: si parla dello Zoncolan.

Eh, si. Perché domani è il gran giorno. E’ il giorno del Kaiser, della salita per eccellenza: domani si va, o si prova ad andare, in cima allo Zoncolan. Durante la cena, fra battute, scherzi e varie amenità ci si informa da Lorenzo, che ha già vinto il mostro tre volte, come sia la salita, ma come sempre accade, sarà l’asfalto e la gamba di ognuno a definire la giornata di domani. Quattro passi fuori dall’Hotel per smaltire la lauta cena offertaci dalla Signora Anna e dal suo staff e poi a nanna. Prima di chiudere la giornata, rimane da aggiornare la pagina Facebook di Buster & Bike per quelli a casa, poi si dorme o si prova a dormire: perché anche per me, come per i ciclisti la giornata di domani sarà particolare, assai particolare.

Alle 6:30 sono sveglio, in netto anticipo sui tempi previsti: la tappa di oggi è breve, una settantina di chilometri in tutto, ma dormire è complicato. In questi anni mi sono abituato ad avere sempre sotto controllo il gruppo. Dapprima in coda, poi in attesa alle soste, ma sempre con la possibilità di sapere se nel gruppo è tutto ok, se qualcuno è in difficoltà o ha bisogno di supporto. Questa mattina dovrò fare lo “spettatore” sulla cima della montagna senza sapere come sono messi i miei “ragazzi meravigliosi” e questo mi angustia un po’. La scelta di non salire dietro al gruppo è dettata dalla salita e dalle gallerie dell’ultimo tratto, quindi salirò dal versante di Sutrio e aspetterò i ragazzi in cima, speriamo, che salgono dal versante di Ovaro, quello più duro. 

Fatta colazione, carico in furgone con me la Manu e la Paola, faccio la spesa e partiamo. Il gruppo da una parte e noi dall’altra, porco boia, che situazione strana! La salita da Sutrio è impegnativa ma fattibile, saliamo veloci verso la vetta del Monte Zoncolan, splendida terrazza panoramica a 1750m slm che permette uno sguardo a 360 sulle Alpi Giulie e sui monti dell’Austria e della Slovenia a est. Ma non è giornata da panorami: tutti e tre siamo nervosi, non sappiamo a che punto della salita sono i ciclisti, non sappiamo se tutti stanno salendo, se qualcuno ha mollato ed è sceso, non sappiamo nulla. Nel frattempo sulla vetta si susseguono gli arrivi, perchè di ciclisti qui ce ne sono davvero tanti, e la splendida Carnia li accoglie tutti con la squisita ospitalità furlana, col vino buono e con il frico abbondante! Ma qua si cercano notizie, tiriamo gli occhi verso la strada cercando di intuire i colori delle maglie per capire se sono i nostri, ma niente! Ecco adesso squilla il cellulare: è il Gabri, che sta salendo elettrificato, che mi dice di aver avuto grossi problemi con il motore e di aver perso almeno mezz’ora, (e io quassù a guardare il panorama!) ma che adesso sta salendo relativamente veloce e ha visto gli altri dietro: mi dice che c’è Sandro in grossa difficoltà, Antonio è da solo indietro mentre la Nico è insieme a Marco e Gianni, davanti Francesco e il Ginfri precedono di poco Cest Piccolo e Fabrizio è un po’ più indietro, ci vediamo su! Fine comunicazioni, mentre sugli ultimi tornati si staglia la sagoma di Francesco che in poche pedalate raggiunge la cima, provato ma contento!

Nel frattempo mi ha chiamato la Nico, che sta salendo a piedi nel tratto più duro con Marco e Gianni arrivano con calma, anche lei mi fa presente di aver visto Sandro in grande difficoltà. Nel frattempo arriva il Gabri che supera il traguardo, ma lo vedi che non è contento, perché il motore gli storpia un po’, tanto perchè lo conosco, la prestazione, però è arrivato ed è un po’ di tensione in meno. Chiamo Sandro, ho deciso: quando mi risponde, il tono di voce mi spaventa, ansima da far paura e cerco di capire come è messo, gli chiedo se ce la fa e mi dice che arriva , non sa esattamente quando ma arriva, sta salendo piano, ma vuole arrivare in cima. chiudo e non nascondo che sono un po’ preoccupato, lo dico al Gabri, ma non è che possiamo fare molto… Se dico che questo mi infastidisce mi capite , vero? Nel frattempo arriva il Ginfri, provato ma sereno e dopo un paio di minuti il Cest Piccolo taglia il traguardo con soddisfazione, seguito da li a poco da Lorenzo ( e quattro Zoncolan), da Graziano e poi da Fabrizio che onestamente ammettono di aver messo giù il piede almeno una volta, poi arriva il Maresciallo Antonio, anche lui motorizzato, manca il gruppo della Nico e Sandro non sappiamo cosa stia facendo: non risponde al telefono quindi boh…speriamo bene.

Per capire cosa è questa salita e per provare a spiegarvelo mi affido alle parole del Gabri, uno che le salite importanti le ha fatte tutte, Giro o Tour non fa differenza, ma proprio tutte. Commento secco: “Mai vista una salita del genere…”. Punto! Mi spiegano che il tratto più duro, 5 km sui dieci totali, non ha quasi mai tornati o curve significative fino alle gallerie e che la salita “spiana” (al 13-14%) solo negli ultimi quattro cinque tornanti finali. Stiamo ragionando su queste amenità quando vediamo la Nico affrontare l’ultimo tratto di salita alzandosi sui pedali e tagliando il traguardo seguita a breve distanza da Marco, che superato il traguardo bacia per terra e dice solo: “Inumana,Inumana…”. Dopo pochissimo arriva Gianni, e a questo punto abbiamo messo 26 ruote in cima allo Zoncolan (22 dei ciclisti e 4 del mio mezzo), manca Sandro, ma passano pochi minuti e lo vediamo arrivare sugli ultimi tornanti. Anche lui stremato taglia il traguardo e la missione è compiuta: abbiamo messo 28 ruote in cima allo Zoncolan e torniamo tutti a casa dal versante di Sutrio.

La mia tensione si allenta, dopo essersi rifocillati i ciclisti imboccano la discesa e io, Manu, Paola ci mangiamo un meritato panino prima di scendere a nostra volta. Siamo tutti e tre più rilassati, li abbiamo visti tutti arrivare e ripartire. 28 ruote sullo Zoncolan! Un ‘altra buona giornata. Adesso abbiamo un pomeriggio quasi pieno da dedicare alla Carnia: albergo, bagno nelle acque del Tagliamento poi giro a Gemona del Friuli, ristorante. Unico neo della giornata: a malincuore salutiamo Francesco, Sandro e il Ginfri che per impegni di lavoro inderogabili rientrano a Verona. Buona viaggio amici e seguiteci su Facebook che domani c’è da pedalare. Salutati i tre che tornano, a malincuore, a casa decidiamo di trovare un’ansa del Tagliamento per fare il bagno. Poco distante dal nostro albergo troviamo un buon posto e ci immergiamo nelle acque scarse ma veloci del fiume di Tolmezzo.

Dopo le esibizioni di acquaticità del gruppo nelle acque del Tagliamento, su cui preferisco sorvolare, ci spostiamo verso Gemona del Friuli per un aperitivo. Gemona è un po’ l’emblema della ricostruzione friulana dopo il terribile terremoto del 1976 essendone stata l’epicentro principale. Una cittadina rasa al suolo dalla furia degli elementi e che rappresenta a tutti gli effetti la forza di volontà del popolo friulano che ha saputo reagire subito e in maniera estremamente efficace a tale disastro. Difficilmente si dimenticano le immagini fotografiche della città rasa, letteralmente, al suolo, mentre oggi la vita scorre normale, pur nel ricordo di quella tragedia.

Rientrati in Hotel, ci trasferiamo al ristorante vicino per la cena, durante la quale scopriamo in Graziano un esperto di vini friulani, così chiacchierando si finisce a parlare del Ramandolo, che chiediamo al ristoratore che purtroppo ne è sprovvisto: la cena è luculliana, fra risotto ai funghi e salsicce in umido e prosciutto di Sauris, che è una località prevista per i prossimi giorni di bici… allegria e soddisfazione per l’impresa mattutina ci accompagnano fino alla branda, pronti per un altro giro in bici.

Lunedì 6 luglio. Siamo in perfetto timing quando superato il gruppo dopo Paluzza in direzione Ampezzo, mi stacco dalla strada principale seguendo il cartello che indica il passo Rest come aperto. La salita è subito bellissima, si sale in mezzo ad un bosco meraviglioso con pendenze non troppo impegnative ma costanti. Un paio di tornanti e la vegetazione si fa più fitta, mentre dal lato a monte della strada scendono rivoli d acqua freschissima. Quattro, forse cinque kilometri di salita per poi ributtarsi nella valle del Tahliamento e riprendere sul versante opposto verso il passo Rest, ma la sorpresa è dietro l’angolo e non è piacevole: la strada è chiusa, stanno asfaltando in previsione del prossimo Giro d’Italia e l’addetto al cantiere mi rimanda indietro. Poco da dire, io il cartello di strada chiusa non l’ho visto!

Va bene, o meglio va male, giro il furgone e mi faccio la strada a ritroso per avvisare il gruppo, nel frattempo un gruppo di ciclisti austriaci procede spedito verso il blocco stradale. Io becco i ragazzi su un tornante del primo tratto e decidiamo il da farsi: ritornare indietro o provare a passare dal cantiere? Ovviamente solo le bici con il furgone che fa un giro diverso per superare l’ostacolo: eccolo l’imprevisto a cui pensavo ieri sera. L’idea non mi piace: abbandonare il gruppo anche oggi non mi torna, passi per lo Zoncolan, ma oggi no che poi anche la Manu è in bici con i ragazzi almeno per un tratto. Che sfiga però! Decidiamo comunque di provare a far passare le bici, quindi ritorniamo al luogo del blocco stradale: è pericoloso però fra camion e operai e alla fine il gruppo decide di rinunciare al Rest e cambiare percorso: si salirà il passo Pura per arrivare poi al Lago di Lauris. Via tutti, mentre io carico la bici della Manu e mi appresto a rifare per la quarta volta il tratto stradale che riporta verso Ampezzo. 

Il navigatore mi aiuta moltissimo e uscendo sulla statale vedo finalmente il cartello incriminato: è ben visibile, ma probabilmente ero distratto al primo passaggio. Nel frattempo arrivano i ciclisti e Gianni mi chiede di recuperare Paola in albergo, dato che la variazione di percorso prevede un rientro tardivo rispetto al previsto. Il gruppo sale verso Ampezzo mentre il furgone ritorna a Tolmezzo, vuol dire che li beccheremo sulla salita con mezz’ora di ritardo. 

Chiacchierare con la Manu è sempre un piacere, ci conosciamo da ragazzini quando lei dominava il mondo della pallacanestro femminile di Verona e io giochicchiavo a discreto livello, così ricordando aneddoti dei vecchi tempi il viaggio scorre veloce e la compagnia è davvero gradevole; raggiunto l’albergo Paola è già pronta e giriamo il furgone per recuperare sul gruppo. Onestamente anche il Transit merita un encomio, ha i suoi anni, ma è ancora estremamente funzionale e performante, tra l’altro per essere un furgone è decisamente comodo al posto guida e non fosse il colore granata, ma non ci si può fare nulla, sarebbe perfetto. Sapete già che è del Gabri e quindi il colore si spiega da se. In poche chiacchere siamo già ad Ampezzo e seguiamo le indicazioni per il passo Pura che è una “bella” salita! Costante al 10-11% senza pause o soluzioni di continuità, saliamo i tornati e troviamo il gruppo già sgranato: Graziano e Lorenzo come sempre in coda, poi Antonio, poi Marco, poi Gabri con la Nico e Gianni più avanti Fabrizio e il Cest Piccolo a tirare il gruppo, durante la salita ci fermiamo a distribuire un po’ di acqua e vettovaglie varie e poi ci appostiamo al passo Pura, dove tira una bavetta che definirei fredda! In breve arriva Cest Piccolo, Michele è sereno col suo passo, si copre per il freddo e aspettiamo gli altri che arrivano alla spicciolata, belli provati da una salita per nulla banale.

Per la prima volta vedo la Nico in difficoltà, a conferma che anche lei è umana, stanca ma soddisfatta dell’ulteriore impresa compiuta. Fa davvero freddo sul Pura e il tempo sembra volgerci le spalle così che transitati tutti e rifocillati cominciamo a pianificare la discesa perché dopo il lago di Lauris ci aspetta un tratto di gallerie non agevoli, dove dovrò fare il servizio scopa: furgone a 25kmh a proteggere i ciclisti che stanno scendendo evitando di far sorpassare le auto dietro. Però prima scendiamo al Lago: una decina di tornanti e siamo giù: attraversiamo una diga impressionante per quanto ardita a chiudere il bacino artificiale del baldissimo lago di Sauris, la diga si getta in una forra impressionante che attira la nostra attenzione così come i riflessi grigio blu del lago nelle ore centrali del pomeriggio carnico. Davvero uno spettacolo piacevole e da ricordare. Riprese le bici per spostarci in una area di sosta poco lontana e fare merenda. Nel frattempo la Nico buca: da fermo, senza toccare la bici, cose che capitano. Il gruppo è attrezzato per ben altri guasti meccanici, ma per una serie di interventi generosi e maldestri dei “cavalieri” del gruppo alla fine serviranno 3 camere d’aria per rimettere in pista la Caselin. Poco male, ma speriamo non fori più nessuno.

Ci si prepara per la discesa in galleria: sono davvero ostiche, buie e bagnate dall’umidità con fondo dissestato, pur tuttavia se escludiamo un folle austriaco che ci ha voluto sorpassare a tutti i costi riusciamo a gestire bene la discesa non fosse che la regione Friuli Venezia Giulia per oggi deve aver organizzato la festa del bitume: troviamo un altro blocco stradale per asfaltatura e siamo costretti a percorrere svariati chilometri sull’asfalto appena fatto o in rifacimento. Questo non è buono per le coperture delle bici, tant’è che a fine discesa siamo tutti nel cortile di un meccanico, per altro gentilissimo a lavare gli pneumatici e i cerchi dai residui di asfalto. Oggi doveva andare così. Rientriamo in albergo e ceniamo stanchi ma contenti dell’andamento del viaggio. Domani tappa di scarico prima del rientro di mercoledì. A cena chiediamo del Ramandolo, ma non riusciamo a berlo sto vino… confidiamo in domani, altrimenti ci toccherà tornare ad assaggiarlo in altra occasione. Graziano comunque ci rassicura sulla bontà, ma noi siamo un po’ tutti San Tommaso e se non beviamo non crediamo.

La tappa del martedi è davvero di scarico: i ciclisti percorreranno la ciclabile Alpe Adria fino a Tarvisio e ritorno, con l’obiettivo di mangiare in compagni una pasta nella cittadina di confine. Compito del Driver e dell’equipaggio: Paola e Manu, trovare un posto adeguato per mangiare. La parte ciclistica è quasi banale, un divertente trasferimento fino al confine con l’Austria e la Slovenia su una bella pista ciclabile che offre più di un punto di sosta. Arrivati a Tarvisio mangiamo al ristorante “Miramonti” che ci accoglie in corsa con cortesia e con dell’ottima pasta condita con un pesto a base di Aglio selvatico. Davvero buona, Il rientro è soft con gavettone alla Nico che oggi festeggia la prima uscita ciclistica sopra i 100Km e onestamente se penso alle salite affrontate non mi pare possibile. Tant’è! Complimenti alla Nico e rientro con saluti a Gianni e Paola che rientrano a Verona con un giorno di anticipo. Durante la cena menzione speciale per la Sig.ra Anna e il suo staff che ci delizia con un carrello di dolci eccezionale (la cheese cake ai due cioccolati merita l’esposizione al MOMA di NY) e con la squisita, discreta cortesia tipica dei friulani, non si mostra agli applausi, dedicandosi ai conti del gruppo ma riserva a tutti una gradita sorpresa con una scatola di buonissimi biscotti con cui omaggia ogni stanza. Come farsi voler bene con poco. Siamo stanchi e andiamo tutti a dormire. Domani ultima tappa e rientro a Verona.

Tappa breve quella di oggi, ma la salita non manca, con la mia fidata co-driver Manu risaliamo il Passo Duron e immaginiamo che i ragazzi non saranno contentissimi: tira anche oggi l’ascesa 10-12% anche di più in alcuni punti, ma è l’ultima fatica vera del nostro girovagare: dopo un lauto happening in un parco giochi dove abbiamo praticamente finito le riserve di cibo torniamo in albergo ammirando i paesaggi di questa splendida Carnia che sicuramente ricorderemo a lungo, pur non avendo bevuto il Ramandolo. Ve l’ho detto che ci toccherà tornare…

Bagagli fatti. Con un minimo di tristezza, tipica della fine delle cose belle e piacevoli, carichiamo macchine e furgoni, bici e bagagli: si riparte per Verona. Per fortuna torniamo con delle certezze: la formula Buster & Bike funziona, l’affiatamento migliora di uscita in uscita e gli innesti del gruppo sono di ottimo livello. Anche quest’anno l’organizzazione non ha toppato nulla e se si esclude l’imprevisto del Passo Rest, tutto è andato per il meglio. Certo, tornare alla routine di tutti i giorni non sarà semplice ma apprezzeremo come sempre le opportunità che il futuro ci darà per tornare assieme sulle strade d’Italia, d’Europa o del mondo: chi lo può sapere. Dal furgone è tutto! Al Prossimo Buster & Bike. State sintonizzati! E seguite la nostra pagina Facebook!!

P.S. mi dicono dalla regia che le strade bianche sono ancora la che ci aspettano! Un po’ come il Ramandolo….

A presto!

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