Poesia della sera. Allen Ginsberg – L’urlo

Quelli sotto riportati sono i versi più famosi del poema L’urlo di Allen Ginsberg. Mi auguro che a qualcuno dei lettori venga voglia di leggerne la versione integrale, in qual caso sappiate che: al momento della pubblicazione il poema fu tacciato di oscenità, era il 1955.

Già dall’ incipit, “Ho visto le migliori menti della mia generazione”, si percepisce tutto il pathos del poeta, mentre osserva dall’alto del suo pensiero la realtà, che lo circonda e in cui lui stesso è calato. Questa realtà non è per nulla edulcorata, non ha orpelli o remore perbeniste, è dura, si piange, si scopa, si beve e ci si droga. È uno sguardo senza filtri e preconcetti su come gira la vita, ci piaccia oppure no! E se l’Urlo, quest’urlo è osceno, tutta la realtà che ci circonda come dovrebbe essere definita?

Ed è in questo consapevole distacco nell’affrontare la vita che l’urlo sgorga spontaneo, esprimendo in se la grandezza del poeta. Buonanotte, sognatori!!

ALLEN GINSBERG – L’URLO (1955)

Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude e isteriche
trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua
fredda fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti su tetti di casermette
che si accucciavano in mutande in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro
Ho visto le migliori menti della mia generazione che mangiavano fuoco in hotel ridipinti
o bevevano trementina in Paradise Alley, morte, o si purgatoriavano il torace
notte dopo notte con sogni, con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari cheidendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma su impulso invernale mezzonotturno illampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamate e sole per Houston cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguivan quel brillante spagnolo per coversar d’America e d’Eternità, tempo sprecato, e poi via per nave in Africa…

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