Riscopriamo un grande album. Bruce Springsteen – Tunnel Of Love (1987)

di Stefano Zorzi

Ho sempre considerato questo disco uno dei più sottovalutati del Boss, uscito nel 1987 dopo il successo planetario di BORN IN THE USA, è un disco decisamente “personale” paradossalmente anche più dello splendido NEBRASKA del 1982. In primis non c’è la E Strett Band a supportare Bruce ( intervengono solamente alcuni componenti). Springsteen ha il mondo ai suoi piedi ma vive un momento personale decisamente complicato: il suo matrimonio con Julianne Phillips è ormai a pezzi e il Boss decide di prendersi una pausa. comincia a scrivere le nuove canzoni e usa la musica contro i demoni che in quel momento lo stanno tormentando.Non è certo il disco che il mondo si sarebbe aspettato da Bruce Springsteen , TUNNEL OF LOVE, o almeno non dopo un album che l’aveva promosso a rockstar planetaria come BORN IN THE USA, uscito nel 1984 e spinto da un tour mondiale ancora oggi indimenticato. E invece. Con un colpo di scena che non è certo il primo (né l’ultimo) della sua carriera, nel 1987 Springsteen sceglie di tornare con un album introspettivo e costruito in gran parte su canzoni d’amore andato a male. Combatte, come detto, contro i suoi demoni. Da solo!

Sembra quasi che sapendo di non poterli battere o superare, decida di convivere con i demoni, un po’ come insegnava Jung, e provi a contrastarli con la sua musica: TUNNEL OF LOVE si apre con Ain’t Got you, corteggiamento rock e si chiude con Valentine’s day dove si percepiscono chiaramente la paura e l’isolamento.

E’ come se l’autore decidesse di raccontare uno spaccato di molteplici relazioni umane: solitudine, sospetto, eccitazione, distanza perdita. E tuti questo stati d’animo sono supportati dalle canzoni con Tougher than the rest, All that heaven Will allow, Brilliant disguise, One Step Up e Stare Parts a spiccare sul manipolo di brani del disco, comunque perfetto nella sua drammatica semplicità.TUNNEL OF LOVEè un disco scarno, fatto di malinconici tappeti di tastiere e snapping di dita, di chitarre e (poche) batterie, di un suono che è anzitutto ambiente, contesto, scenografia della narrazione e che cambia decisamente di brano in brano. Non è un disco che porta in dote qualcuna delle hit del Boss, ma, al contrario sfoggia una dozzina di ottime canzoni che prendono corpo e anima ascolto dopo ascolto fino a diventare “definitive”.  Per me 4 stelle e da ascoltare più volte magari con i testi sottomano. Buon Ascolto!

Classificazione: 4 su 5.

BRUCE SPRINGSTEEN – TUNNEL OF LOVE (1987)

per approfondire: NEBRASKA(1982), THE GHOST OF TOM JOAD (1995)

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