Riscopriamo un grande album. Metallica – Master of Puppets (1986)

di Stefano Zorzi

Il Metal è una branchia del rock a se stante, e non è mai stato in cima alle mie classifiche d’ascolto, tuttavia gruppi come i Metallica e album come Master of Puppets non sono stati scritti per lasciare indifferenti ne le masse di fans ne gli ascoltatori per così dire , casuali, ma come nel mio caso interessati. Trentaquattro anni fa usciva quindi questo monumento del metal e del trash, recensioni in linea con le aspettative per la stampa rock, assolutamente entusiastiche per quella un pochino più oltranzista che osannava, a ragione i Metallica come gli unic e veri alfieri del metal-trash.

Ricordo che la prima impressione che ebbi ascoltando il disco fu quella che mi faceva “sentire” dietro la furia selvaggia di Hetfield, Hammet, Ulrich e del compianto bassista Burton, delle melodie semplici, quasi banali, o se preferite ingenue che presentate col furore dei Metallica assumevano e assumono anche oggi una veste che inizialmente sembrava inconciliabile con l’andamento del disco.

La terza prova su disco dei Metallica cade metà degli anni 80: negli anni in cui la musica era commistione di stili non ben definiti: post-punk, synth-pop, New wave, Dark-Rock, il ritorno dell’hard-rock di stampo classico. Bene, in quegli anni la ricerca estrema era affidata a gruppi come i Metallica o i Megadeth: sono loro i ” bad boys” che con il loro fragore denunciano anche aspetti socio-politici che appaiono sull’orlo del collasso, erano gli stessi Metallica che nel disco precedente coniarono la  celebre frase, ripresa dalla canzone Ride The Lighting: “Fight fire with fire” (“combatti il fuoco con il fuoco”). 

Il disco si apre con Battery, introdotta da una chitarra decisa ma dolce che armonizza con altre sei corde come in una colonna sonora di Morricone per poi lasciare spazio al suono secco e scarno di Hammet e alle rullate travolgenti di Ulrich. Se eravate assonnati adesso siete belli svegli, oppure ko! Non provate a tirare il fiato, perchè arriva Master Of Puppets, accordi penetranti, riff petulante e voce che tormenta fino all’arpeggio che precede il solo di Hetfield e siamo un altra volta in apnea. Poi arriva The thing that not should be, più “pesante” che veloce, seguita dalla schizofrenica ballata Welcome Home (Senatarium): forse pur non essendo la miglior ballata dei Metallica, può a ragione essere valutata la più completa ( forse la “ballata perfetta” del thrash). La traccia 5 Disposable Heroes è un saggio di ritmica come pochi altri se ne ricordano, mentre Leper Messiah riprende la struttura “pesante” di The Thing… rimarcando le fusion rumoriste che caratterizzano questi “esperimenti” sonori.

Ci si avvicina al termine, mancherebbe uno strumentale e una chiusura all’altezza: ci accontentano i Metallica: lo strumentale è Orion, colosso del prog-metal, dove tecnica ed estetica sonora riescono, pur esprimendosi in dosi massicce, a essere parti dello stesso insieme, nonostante il prog-metal. L’ultimo urlo dell’album appartiene invece a Damage Inc. brano speed-metal che rievoca le origini dei quattro, come ai tempi di KILL ‘EM ALL, filtrando però la ricetta con una consapevolezza nuova e matura, degna di un gruppo prossimo alla leggenda. 

I quattro cavalieri al loro top nel trash metal a sublimare un periodo davvero prolifico e qualitativo del mondo trash. 4 stelle e mezza solo perchè non sono un fan del genere, ma disco epocale nella sua nicchia!! Buon Ascolto… mi raccomando volume a palla.

Classificazione: 4.5 su 5.

METALLICA – MASTER OF PUPPETS (1986)

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