Brevi chiacchiere su un ex grande paese che non sa più pensare…

di Stefano Zorzi

Per la prima volta sul blog un argomento che, purtroppo, non è Out of Time, anzi è strettamente attuale. Leggo troppe schifezze, sui giornali, sui social, le sento in TV, alla radio e mi pongo domande, magari retoriche. Faccio fatica a trovare fonti di informazione attendibili e mi trovo in difficoltà. Non riconosco più il mondo che ho attorno: e mi fa paura quello che vedo e ascolto.

Onestamente, mi trovo in difficoltà, faccio fatica a leggere i giornali, ad ascoltare i telegiornali e i vari opinionisti, addirittura mi infastidisce (e lo pensavo impossibile) spesso anche lo sproloquio radiofonico… così spesso mi sintonizzo su qualche radio che passa musica rock, dove i commenti sono pochi, le opinioni sono quasi esclusivamente musicali e i commenti sull’attualità del nostro paese e del mondo sono davvero ridotti al minimo. Oh sia chiaro, non sto nascondendo la testa sotto la sabbia, quando mai? Però il modo di fare e gestire l’informazione in questo paese, e soprattutto nel periodo particolarissimo che stiamo attraversando, mi sta davvero infastidendo: ho sempre pensato che l’obbligo morale ed etico del giornalista sia quello di riferire una notizia dopo averne verificato la fonte e l’attendibilità, poi ognuno ha il diritto di commentarla secondo la sua visione, le sue percezioni, le sue idee, ma solo dopo che la notizia è stata verificata e accertata. Oggi, e non scambiatemi per quello caduto dall’albero un minuto fa, prima si da la notizia, qualsiasi essa sia, poi se ne attesta la veridicità e poi si verificano le fonti: incredibilmente al contrario, come i gamberi. E, questo modus operandi, è spesso indipendente dalla testata o dal social su cui la notizia viene sparata e/o rilanciata. E’ ovvio che in paese dove l’analfabetismo funzionale (ossia l’incapacità di comprendere a fondo il contenuto di un testo scritto) è fra i primi al mondo (sto rabbrividendo…), questa idea di gestione della notizia non può che procurare sfracelli; sfracelli per chi divulga una notizia non verificata, sfracelli per i protagonisti della notizia che ancor prima di essere informati della cosa sono sottoposti ad un giogo mediatico immenso, sfracelli per chi, mediaticamente bombardato da news reali, mischiate inevitabilmente a fake clamorose, non sa più che pesci pigliare.

Sono abbastanza perplesso e disgustato anche dalla bassezza morale, e intellettuale di chi cavalca questi mostri a proprio vantaggio, forse, senza curarsi dell’impatto che notizie bufala possano avere sul “sentire” collettivo e come questo “sentire”, più di pancia che di cervello, possa propagarsi in forma d’onda fino ad assumere le dimensioni di un vero tsunami. Ecco che la Terra può improvvisamente diventare piatta, con buona pace di Galileo e della scienza “seria”, ecco che una pandemia mondiale paragonabile solo alla “spagnola” degli anni 20 possa essere negata, messa in discussione, nonostante proprio in questi giorni si sia superato il milione di vittime nel mondo. Forse non abbiamo la percezione di quante esattamente siano un milione di persone: sono venti stadi di calcio gremiti in ogni ordine di posto! Venti stadi di morti e qualcuno nega l’esistenza del virus fomentato dai più diversi influencer mediatici, gente che deve dar aria alla bocca per dimostrare di esistere e che comunque fa proseliti a destra e a manca: degli ultimi giorni le notizie, verificate, di gente che rifiuta di indossare la mascherina, che non rispetta le disposizioni governative, che si lamenta da mane a sera di qualsiasi cosa.

Ora mi sorge spontaneo chiedere se non si può vivere qualche mese senza l’aperitivo delle 18:00, o ancora se questo aperitivo non possa essere preso indossando la mascherina e garantendo quel minimo di distanziamento sociale che gioverebbe alla salute pubblica. E non mi si dia del misantropo: vivo questa situazione con difficoltà, non posso vedere i miei parenti, i miei amici, non posso portare in palestra i miei bambini, e tutto ciò mi pesa, mi pesa tanto, non poter abbracciare le persone a cui voglio bene, non trovarmi a cena con i miei amici, far casino, suonare in compagnia, mi manca tutto e tanto altro, ma non posso pensare che la salute della comunità che mi sta intorno venga dopo la mia soddisfazione personale e di conseguenza, se mi vengono posti (non imposti) dei limiti faccio di tutto per rispettarli e non urlo alla dittatura sanitaria. Non urlo alla dittatura sanitaria.

Già sentire usare la parola dittatura in un paese che è stato per vent’anni schiavo del regime fascista fa accapponare la pelle: chissà se chi sproloquia in tal senso sa cos’è veramente una dittatura… io non l’ho vissuta per fortuna, ma la storia ci ha narrato gli orrori di quel periodo e onestamente, parlare adesso di dittatura mi pare propaganda alla stato puro, senza nessun fondamento, destinata agli analfabeti funzionali di cui parlavo sopra, che infatti puntualmente ci cascano e replicano.

Ben diverso è il giudicare o il valutare l’operato di chi sta gestendo la crisi che attraversiamo: essere al comando di una nave sballottata nella tempesta è assi rischioso, si è esposti a critiche violentissime, sia costantemente a rischio ammutinamento, ma i veri Capitani, quelli con la C maiuscola riescono ad agire anche in mezzo alla tempesta. Personalmente pur non condividendo in toto le scelte governative reputo che avremmo potuto trovarci in una situazione ben peggiore dell’attuale se i personaggi al timone della nave Italia fossero stati diversi dagli attuali. Sarà pur vero che non è stato fatto tutto perfettamente, ma è altrettanto vero che è stato fatto tanto, e ancora, forse , abbiamo il tempo per rilanciare la lotta contro il virus prima che l’ondata di contagi ci sommerga. Però è necessario che TUTTI facciamo la nostra, piccola, parte.

Per coloro i quali possano pensare che personalmente non sia troppo toccato dalla crisi, faccio notare che gestendo una società sportiva dilettantistica ed essendo nell’ultimo periodo impegnato , con i miei colleghi e collaboratori, ad “inventare”, letteralmente, un modo per non disperdere il frutto del nostro lavoro: i ragazzi che faticosamente ci hanno seguito negli anni passati, so benissimo quali sono gli effetti di questo disastro anche sul piano economico.

Tutto questo prima che si alzino gli scudi e le mandrie di tifosi, in cui si è tristemente ridotto questo nostro meraviglioso paese, comincio a latrare a favore o contro quello che ho scritto. E che ovviamente penso.

Einstein affermava che “la genialità è l’improvviso pensare ad una cosa ovvia!”

Pensare. Ecco pensare di più e sproloquiare di meno potrebbe già essere un buon inizio: magari potremmo cominciare a pensare un po’ meno a noi stessi e un po’ di più ai meno fortunati, potremmo cominciare a pensare a come tutelare un pianeta che stiamo gradualmente distruggendo, sull’altare del profitto di pochi; potremmo cominciare a pensare che anziché produrre percussori per pistole, si potrebbero produrre articoli sanitari da distribuire ai meno abbienti; potremmo cominciare a pensare che la fame nel mondo è colpa nostra visto quanto buttiamo nella spazzatura ogni giorno; potremmo cominciare a pensare che un operaio ha la stessa dignità e gli stessi diritti di un avvocato o di un notaio, solo per il fatto che tutti e tre sono esseri umani. Ecco potremmo cominciare a pensare che invece dell’ultimo modello di smartphone potremmo regalare un libro; potremmo cominciare a pensare che forse i patrimoni di cui godono pochissimi, potrebbero contribuire a migliorare al condizione di molti, prelevandone una quota irrisoria; potremmo cominciare a pensare che quello di fianco a noi è esattamente come noi; potremmo cominciare a pensare ad essere gentili con gli altri. Ecco, potremmo cominciare a pensare!

Buona fortuna a tutti!!

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