Dov’è il limite alla violenza verbale e, soprattutto, chi lo fa rispettare…?

di Stefano Zorzi

Magari a qualcuno, forse a tanti, farà ridere. Mi auguro di no ma, purtroppo, sono sicuro di si, e volendo il nocciolo dl problema sta proprio qua: in coloro che ridono, o fanno spallucce senza indignazione. A qualcuno, già lo so, darà fastidio il fatto che venga data visibilità a queste deliranti affermazioni, ma non riesco a passarci sopra!

“Personalmente ho constatato che si fa fatica a sco**** una che te la dà volentieri, figuratevi una che non ci sta (..) La povera Michela, entrando nella camera da letto dell’abbiente ospite, cosa pensava di andare a fare, a recitare il rosario? Questo stile di vita notturna è tipico di chi, stremato dalla routine, cerca svaghi oltre la legalità. (..) Dopo che hai penetrato la fanciulla, non sei soddisfatto? Nossignori, vai avanti fino all’alba. Ammazza che forza. Sei un uomo o un riccio. D’accordo che Genovese era carburato dalla coca, ma la cosa non giustifica tanto accanimento sulla passera.”

La “simpatica” dichiarazione qui sopra, nel virgolettato, è di Vittorio Feltri, su un quotidiano, purtroppo, chiamato Libero. Ed è di questi giorni! E non è la prima, così come non sarà l’ultima…. tra l’altro con un tempismo incredibile vista la quasi contemporaneità con la giornata contro la violenza sulle donne… per come la vedo io potrebbe anche averla fatta scientemente.

Ora, nulla che non sia costituzionalmente sancito: l’articolo 21 della Costituzione Italiana dichiara che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” Quindi costituzionalmente Feltri è nel lecito e Libero pure.

Quindi il problema non dovrebbe neanche porsi, Feltri pensa che la ragazza sapesse a cosa andava incontro e non giustifica l’accanimento di quell’essere (giuro che fatico a trovare una definizione, perché non posso definirlo uomo) “carburato dalla coca” non sulla ragazza, ma “sulla passera”. Quasi che la ragazza in questione null’altro sia che un pezzo di carne… Ma con che coraggio un uomo scrive un commento del genere? E con che coraggio possiamo soprassedere. far finta di nulla, di fronte a tale scempio?

Non mi reputo ne un bacchettone, ne un moralista, ne mi spaventano i temi forti, affrontati con un lessico crudo, che renda esattamente la situazione, mentre mi spaventano il silenzio, la passività e quasi l’accondiscendenza con cui le frasi di Feltri vengono lette, soppesate e digerite dalla maggior parte della popolazione: le parole di Feltri sono di un sessismo e di una violenza esagerata, questo non è fare giornalismo e mi spiace, per tutti coloro i quali mi tacceranno di averne aumentato la visibilità, ignorare quanto scritto da questo pseudo giornalista, non è la scelta corretta. Si, perché il pensare corrente ti dice di ignorare, per non dare visibilità!

Lo faccio già, perdio! Non leggo Libero, lo posso usare per accenderci il fuoco o per pulire la griglia della carne ai ferri, non mi interessa in generale quel modo di fare il quotidiano. Non so nemmeno quale sia la categoria di italiani che possono apprezzare quel tipo di giornali. Ma non posso fare spallucce, perché in quelle cinque righe vedo riflesso il menefreghismo, il cinismo e la violenza, ancora più sottile perché non esplicita e che ghigna sardonicamente, quasi ammiccando complice, che mi sembra di vedere montare sempre più nella società che mi circonda. Forse è quella parte di società, così lontana dalla mia, che “stremata dalla routine” ha bisogno di “cercare svaghi fuori dalla legalità”? ma cosa potrà esserci di “tipico” in questi atteggiamenti? Chiedo perché non trovo risposte reali e concrete…

Siamo nel 2020, quarant’anni fa sognavamo di conquistare lo spazio, e ancora non siamo capaci di rapportarci con l’universo femminile e non mi riferisco alla sola violenza fisica, che tristezza, siamo davvero un brutto esempio di animale intelligente!

Conosco un buon numero di giornalisti o pubblicisti, alcuni sono amici, persone che stimo, di cui mi fido e di cui leggo volentieri anche argomenti che non ci vedono allineati esattamente sulla stessa linea di pensiero, e chiedo a loro come si pongono di fronte ad un collega, che i più, mi auguro, reputano una macchietta, ma che imperversa con una violenza verbale inaudita e con la sfrontatezza che gli è usuale.

Se non esite un limite, fino a che punto uno può spingersi? Fino alla limite della sua coscienza? E se il limite esiste, o esiste un regolamento dell’Ordine dei Giornalisti, perchè quest’ultimo non fa nulla per evitare tali scempi?? Perchè tutto questo viene tollerato o peggio accondisceso? Perchè il livello dell’informazione Italiana percorre da anni questa discesa verso il baratro e non prova ad arginare situazioni come questa, che a mio modesto parere sviliscono una categoria all’interno della quale, per fortuna i Feltri sono pochi, anche se maledettamente chiassosi?

Purtroppo la quotidianità ha già dato in passato risposte alle mie domande, ma credo che abbiamo ancora la possibilità di alzare la voce, di farci sentire, di ribadire il nostro no ad un utilizzo strumentale e volgare delle parole scritte e pubblicate su un quotidiano, Se invece vi viene da ridere, o sorridere o fare spallucce o giustificare o dire, come ho sentito, che Feltri “dice quello che pensano in molti”, beh vi prego, davvero, state lontani dalle mie pagine, dai miei social, da me e dalle mie idee. Io con Voi non voglio avere nulla a che fare. Nulla.

Perdonatemi per lo sfogo, perdonatemi gli errori, ma non rileggo… vi ho espresso quello che sentivo e sento senza alcun filtro. Buona notte a chi lo merita!

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