Blues classico: 10 canzoni per (ri)scoprire un genere.

di Stefano Zorzi

Si sa, tutte le playing list, così come le classifiche, sono opinabili, discutibili, banali e indisponenti dato che ognuno le vede a modo proprio, ma forse il bello è proprio questo: ognuno può dire la sua, apprezzare o meno, valutare, commentare, cancellare, criticare e chi più ne ha più ne metta.

Amo il blues profondamente, probabilmente perchè nel profondo la mia anima è esattamente così, malinconica come solo un blues sa essere, ma non lo amo solo per questo. Lo amo perchè è stato la genesi della “mia” musica, perchè per decenni ha rappresentato l’unica voce degli oppressi nei campi di cotone, lo amo perchè è musica popolare, quella che nasce dalla gente.

Non solo lo amo, ma lo ascolto (ancora dopo tanti anni) e lo suono strimpellando la chitarra e ancora mi emozionano come un bimbo quei suoni che uscivano dalle rudimentali cigar-box guitars, quelle ritmiche circolari, quelle invocazioni disperate e gioiose al tempo stesso, quell’aurea da “devil’s side” che ne caratterizza la leggenda.

Ecco perchè metto in fila 10 classici Blues, secondo il mio gusto e con il mio commento, con le mie sensazioni, con quello che provo, con la mia anima blues.

A voi l’ascolto, il commento, la critica e magari anche la scoperta di un genere musicale che sta alla base di quasi tutta la musica contemporanea di matrice anglosassone. Buon Ascolto.

  1. CROSS ROAD BLUES – Robert Johnson

L’essenza. E’ tutto qui, riassunto nella tormentata vita di questo chitarrista sconosciuto che lascia al mondo una manciata di canzoni avvolte dal mistero, tramandate a voce nel racconto dell’anima venduta al Diavolo ad un crocicchio in cambio del Blues, per poi morire a 27 anni (eh il destino…), E non importa se sia mito o leggenda, se fosse davvero il Diavolo a quell’incrocio o forse il fantomatico bluesman Ike Zinneman, non importa perchè questa canzone E’ il blues.

2. MATCH BOX BLUES – Blind Lemon Jefferson

Questo coloured texano, non vedente dalla nascita, negli anni ’20 divenne una vera e propria star. Si muoveva per gli stati del sud portando con se la sua musica e diffondendo sonorità fino ad allora mai sentite che lo avrebbero reso in seguito il padre del, cosiddetto, Texas Blues. Il brano in questione divenne uno standard e fu fonte d’ispirazione per decine di bluesmen. La domanda contenuta nel testo “I’m sitting here wondering, will a match box hold my clothes” (sono seduto e mi sto chiedendo, una scatola di fiammiferi conterrà i miei vestiti?) rende l’idea di quale fosse la vita del bluesman e di quali tormenti esistenziali fosse permeata.

3. PONY BLUES – Charley Patton

Pony Blues è la prima canzone che Charles Patton incise per la Paramount nel 1929, la scrisse a 19 anni, la incise a 38, dopo quasi vent’anni di performance in giro per gli States. L’anima Blues di Charley è enfatizzata dalla qualità della registrazione (fruscii e scratching a profusione) e la dolenza del testo e del cantato non fanno altro che riportare in superficie la vera essenza del Blues. Il testo è permeato di metafore sul rapporto uomo-donna nell’America nera del primo novecento.

4. CANDY MAN BLUES – Mississippi John Hurt

Più che un blues un ragtime dai chiari, chiarissimi riferimenti sessuali (argomento che ricorre spessissimo nel blues), mascherati per i benpensanti del tempo dietro la metafora dei dolciumi proposti al pubblico femminile dal protagonista della canzone. Fantastico il fingerpicking sulla chitarra.

5. MANNISH BOY – Muddy Waters

Per definire l’impatto di questa canzone sulla musica che sarebbe venuta negli anni successivi basti pensare che i Rolling Stones presero il loro nome dal brano in questione del grande Muddy. Amo questo pezzo, ipnotico, alla follia.

6. NOBODY KNOWS WHEN YOU’RE DOWN AND OUT – Bessie Smith

Altro brano leggendario. Il testo è forse una delle rappresentazioni migliori dell’universo blues. “Once I lived the life of a millionaire
Spending my money, I didn’t care…Then I began to fall so low
I didn’t have a friend, and no place to go…Nobody knows you when you down and out” In tre minuti scarsi la curva di una vita che da splendente diviene trasparente e disperata. Cosa può essere più Blues?

7. DUST MY BROOM – Elmore James

Ero indeciso fra l’inserire nella lista l’altra celeberrima canzone di Elmore James The Sky is Crying, poi ho pensato che questo brano rappresentasse meglio il Blues Classico (l’originale è del solito Robert Johnson) nella sua evoluzione verso il rock come lo conosciamo adesso. Il re della Slide Guitar non tradisce comunque, e andate a leggervi il testo, troverete la spiegazione di molte domande sul blues….

8. ONE BOURBON, ONE SCOTCH, ONE BEER – John Lee Hooker

John Lee Hooker è uno dei miei personali miti blues. Senza un motivo particolare, è cosi. Ho inserito questo pezzo perchè quando il blues è profondo, non può che essere anche alcolico…. e se sul ritmo di questo meraviglioso blues cominci con un bicchierino poi suoni decisamente meglio…..

9. HOW BLUE CAN YOU GET? – B.B. King

Domanda fondamentale: quanto puoi essere blue? In questo brano del grande B.B.King Lucille, la sua adorata chitarra, scava nell’anima dell’ascoltatore così a fondo da tirar fuori da ognuno “l’allegra malinconia” rappresentata dal Blues che è in ognuno di noi. Imprescindibile!

10. SWEET HOME CHICAGO – Robert Johnson

ricordate quando parlavo delle ritmiche circolari del blues? beh eccoci qua tornati a Robert Johnson: anche lui pensa al ritorno nella sua “Sweet Home, Chicago”. Brano che ha avuto centinaia di interpretazioni, coverizzato da tutti. Personalmente mi è carissima l’interpretazione della Blues Brothers Band nel cult cinematografico degli anni ’80, e poi è stato il primo blues che ho imparato sulla chitarra..

Devo sicuramente delle scuse agli esclusi: mi vengono in mente Howlin’Wolf, T-Bone Walker, Albert King, Blind Willie McTell, Blind Blake, Big Joe Turner, Lead Belly, Will Dixon & Memphis Slim e chissà quanti altri grandissimi ho escluso dalla lista ma dieci pezzi son davvero pochi e comunque la loro musica si trova con facilità sulle piattaforme digitali anche se mi permetto di darvi un consiglio: ascoltate il blues dai vinili come si faceva anni fa. Ha tutto un altro sapore.

Grazie per l’attenzione e i commenti che vorrete lasciare. Alla prossima selezione…

SZ

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