La disfida dell’ Oro Blu. Ovvero: la sete del mondo e la falsa indifferenza interessata dei grandi della terra.

di Stefano Zorzi

L’ acqua è vita. Credo che su questo nessuno possa avere dubbi. Mercificare l’acqua a mio modo di vedere è mercificare la vita. E anche su questo credo che, oggettivamente, non ci possano essere dubbi. Prendo spunto per questa riflessione da due articoli apparsi recentemente su Il Manifesto a firma di Padre Alex Zanotelli. Padre Alex con la consueta precisione e sagacia analizza la mercificazione del cosiddetto Oro Blu e soprattutto sottolinea l’indifferenza (a mio avviso consapevolmente mirata) dei grandi della terra, dei piccoli politici nostrani, finanche di molti di noi fruitori, da sempre, dell’acqua fonte di vita.

Si stima che oggi quattro miliardi di persone (due terzi dell’umanità) devono affrontare scarsità dell’acqua, per almeno un mese all’anno. Si stima altresì che entro il 2030 , ben settecento milioni di persone potrebbero essere forzate ad abbandonare il proprio territorio per la stessa ragione. E il Rapporto dell’Unesco (2018) afferma che nel 2050 ben tre miliardi di persone soffriranno per una grave mancanza d’acqua.

Basterebbero forse solo i dati qui sopra uniti alle informazioni che riguardano i cambiamenti climatici a cui è sottoposto il pianeta (tutti o per la maggior parte provocati dall’insensato utilizzo che la razza umana, o buona parte di essa, fa delle risorse della terra) per far capire quale sia la portata e, potenzialmente, l’impatto che la mercificazione dell’acqua potrebbe avere sui già fragili equilibri socio-politici del pianeta.

No dobbiamo infatti dimenticare che per noi occidentali l’acqua è un bene che diamo per scontato: d’altronde basta ruotare un rubinetto per avere accesso al bene più prezioso (insieme all’aria che respiriamo) forse dell’intero universo conosciuto. E abbiamo la possibilità di utilizzarla copiosamente, senza particolari remore se si esclude qualche appello ad un corretto utilizzo nei mesi estivi, quando la siccità si fa più sentire.

Potremmo però provare a pensare che a qualche migliaio di chilometri da noi, penso ad esempio alla fascia nord africana pre-sahariana la percezione nei confronti dell’utilizzo dell’acqua è ben diversa dalla nostra, ancora di più se ci spingiamo all’interno del continente africano o, magari fra gli sconfinati altipiani caucasici o nei desolati falsopiani mediorientali.

Non credo di svelare alcun segreto se affermo che, ben più del petrolio, ripeto ben più del petrolio, sia stato il controllo delle acque il vero motivo scatenante di infiniti focolai di guerra in medio oriente, mascherati spesso, in maniera connivente anche e soprattutto dall’occidente, da guerre di religione.

Tornando all’acqua oggi lottiamo contro un mostro da noi generato a cui abbiamo concesso di andare totalmente fuori controllo: dicevamo dei cambiamenti climatici. Ebbene l’acqua in tutte le sue forme è la principale vittima del disastro ambientale: scioglimento delle calotte polari, contrazione del patrimonio glaciologico, fiumi che riducono la loro portata, pioggia torrenziali e brevissime che non riequilibrano le falde acquifere e infiniti altri segnali ci fanno considerare l’oro blu come uno dei beni più a rischio del pianeta.

Nel frattempo colossi finanziari come Veolia e Suez si contendono il dominio economico sull’acqua potabile in buona parte del mondo: non conoscevate questi nomi? Beh segnateveli… ne sentiremo, purtroppo, parlare presto, molto presto. Anzi già oggi in Italia esistono problemi di disponibilità idrica, citando Papa Francesco «Purtroppo ancora oggi in Italia e non in Africa questo diritto è negato agli ultimi e agli scartati a causa dell’egoismo delle multinazionali che si stanno accaparrando le risorse idriche». E’ ovvio, alla fine i ricchi saranno più ricchi e i poveri sempre più poveri. Occhio però perchè i ricchi, sono sempre meno e la soglia di povertà è sempre più vicina. Toccherà mai trovarsi dalla parte sbagliata del fiume prima o poi?

Rammento poi che in Italia con il Referendum del 2011 il popolo italiano ha votato contro la mercificazione dell’acqua pubblica. Ah, non ve lo ricordate? E’ la memoria il vero problema di questo paese di pesciolini rossi (con tutto il rispetto per i pesciolini rossi…) Il risultato del referendum definiva in maniera chiara che “l’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto su questo bene fondamentale”. Aria fritta? Purtroppo pare di si dato che i sette (!) governi successivi al referendum succedutisi in carica non hanno tramutato in legge la volontà del popolo!

Da notare che l’acqua e la relativa, agognata, legge sono stati cavallo di battaglia in campagna elettorale di partiti politici che poi hanno governato l’Italia. Ma che invariabilmente, di fronte all’ipotesi di spesa per la ri-pubblicizzazione idrica. 20 miliardi di Euro secondo Confindustria, che ne fa una valutazione per così dire “quantomeno interessata” e confermata da fonti governative, non trova sbocchi. Sappiate che fonti non governative affermano che la ri-pubblicizzazione dell’acqua costerebbe un decimo di quanto affermato da Confindustria: sarà che a metà strada si possa collocare la verità? Diciamo 8-10 miliardi di euro? E insistere sul Ponte sullo Stretto di Messina quanto costerebbe? E la Lione-Torino? Non sarà che l’acqua accessibile a tutti, pubblica, vale più e per più persone delle due opere sopra citate?

Il primo articolo di Alex è di novembre 2020: alla fine fa un accorato appello ai rappresentanti delle istituzioni perchè il tema dell’acqua pubblica venga affrontato e risolto. Ad oggi risposte zero. Alex ci riprova il giorno della vigila di Natale: il 24 dicembre 2020, ancora Il Manifesto pubblica un nuovo articolo in cui torna a sottolineare come l’idea che l’acqua venga quotata a Wall Street, come il petrolio o qualsiasi altro bene, entro la fine del 2021 è inaccettabile, così come è inaccettabile il silenzio che accompagna questa situazione da parte dei grandi della terra, coloro i quali dovrebbero avere a cuore il bene comune prima del proprio interesse: l’unico ad esprimersi, per altro inascoltato, Papa Francesco.

Sta di fatto che dal 7 dicembre 2020 l’acqua è un future a Wall Street, nonostante la reazione delle Nazioni Unite che hanno affermato che non si può dare un valore all’acqua come si fa con altri beni commerciali, ribadendo quanto sostengono già dal 2010, e che comunque dovrebbe essere chiaro a tutti, o forse no? Ossia che «L’accesso all’acqua potabile e servizi igienico-sanitari sono tra i diritti umani universali e fondamentali». Bella frase vero? chiaramente il mercato che dei diritti fondamentali dell’uomo se ne strasbatte allegramente va nella direzione contraria e nessuno dei potenti dice, colpevolmente, nulla. Nulla assoluto di fronte ad una decisione criminale, questo è il termine corretto, che porterà milioni di poveri a non avere accesso al bene fonte della vita! Pazzie di questo mondo assurdo!! Fra poco dovremo pagare anche per respirare a vantaggio di pochi ricchi sfondati.

Nel nostro piccolo, parlo dell’Italia, anziché investire danaro per ritornare all’acqua pubblica, destiniamo 2,5 miliardi di euro (presi dal Recovery Fund europeo) alla gestione di infrastrutture idriche di adduzione per le reti territoriali. Entusiasmo del Sole 24 Ore (organo ufficiale di Confindustria) che afferma essere questa la leva per portare la gestione idrica industriale nel sud Italia. Ve la traduco meglio, così per essere chiari: le grandi aziende di gestione idrica del Nord (A2A, Iren, Acea) gestirebbero le reti idriche del meridione di Italia usando i soldi del Recovery Fund! Roba da matti! Mentre nel frattempo la rete idrica italiana ha comunque 300mila Km di strutture con perdite per circa il 50% dell’acqua “trasportata”, ma quelle van bene così se mai ci penseranno A2A e Acea dopo aver fatto i loro porci comodi dal punto di vista industriale-finanziario.

E intanto la Legge figlia del Referendum 2011 giace in Commissione Ambiente. Come afferma Zanotelli nel suo articolo sarebbe “criminale” far decadere il risultato del Referendum popolare mentre il governo potrebbe dare l’autorizzazione per Consiglio Mondiale delle Acque (La lobby delle multinazionali dell’acqua) da svolgersi in Italia nel 2024.

Cito ancora Alex, di cui sposo in toto la visione e la preoccupazione, dicendo che è necessario agire e agire presto se non vogliamo che, per l’ennesima volta, e su un tema vitale il nostro ruolo di cittadini pensanti, non solo votanti, e desiderosi di influire positivamente sul nostro futuro. Altrimenti… mamma mia non voglio nemmeno pensarci. Questo a livello nazionale.

A livello globale credo che dobbiamo darci da fare, informare, condividere, comunicare, per far passare il messaggio che l’acqua non si compra ne si vende, l’acqua si tutela e si protegge. Come si tutela e si protegge la vita dell’umanità intera e la nostra accogliente Terra.

Grazie del tempo che dedicherete a leggere e diffondere questo articolo.

Di seguito i link agli articoli di Padre Alex Zanotelli pubblicati su Il Manifesto.

https://ilmanifesto.it/acqua-pubblica-senza-legge-il-silenzio-di-m5s-e-pd/

https://ilmanifesto.it/la-madre-della-vita-diventa-merce/

Buona lettura!

SALVIAMO L’ACQUA!!!!

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