Le “Lasagne Austriache” di Verona e i “lavandari” di Avesa: una bella escursione fuori porta.

di Stefano Zorzi

Dopo mesi di lockdown eccoci tornare a mettere il naso (rigorosamente nascosto dalla mascherina) fuori dalla porta: una splendida domenica di fine febbraio ci fa conoscere le Lasagne Austriache. Che non sono una prelibatezza culinaria. Durante il periodo asburgico, gli austriaci per proteggersi dai cannoni francesi che premevano sul Quadrilatero escogitarono questo ardito sistema di sentieri scavati nel tufo che servivano al collegamento dei vari forti che proteggevano le alture a Nord Est di Verona: Forte Sofia, Forte San Mattia, Forte San Leonardo e Forte Biondella (più defilato verso B.Go Venezia).Le “lasagne” (il nome deriva dalla striscia centrale in basalto che caratterizza i camminamenti) dovevano nascondere e tenere defilati dall’osservazione e dal tiro i 350 soldati che si avvicendavano nella guarnigione dei forti. Lungo queste strade, che costituivano la rete di collegamento delle roccaforti collinari, i soldati austroungarici, in fila indiana, raggiungevano le loro postazioni, senza essere visti e dunque senza rischiare di essere scoperti e colpiti dalle artiglierie nemiche. Con una deviazione andremo anche ad ammirare gli antichi lavandari di Avesa, qualche chilometro in più ma ne vale la pena.

Ma veniamo alla nostra “passeggiata”: partenza dal parcheggio della stazione di Porta Vescovo, superata Porta Vescovo attraversiamo prima il quartiere di Veronetta percorrendo tutta Via San Nazaro, fino allo slargo di Piazza Bernardi (ist. Sanmicheli) per poi proseguire dritti passando davanti al portone del Giardino Giusti e superando poi il Teatro Romano. Percorrendo Rigaste Redentore lasciamo alla nostra sinistra Ponte Pietra e, subito dopo, a dx Santo Stefano, imboccando lungadige San Giorgio e percorrendone un tratto raggiungiamo la breve salita di Breccia San Giorgio sulla dx per poi sbucare su Via Ippolito Nievo, andiamo a sx e prendiamo poi a dx Via San Leonardo che in breve tempo si trasforma da asfalto a lasagna scavata nel tufo.

Saliamo la strada (attenzione alle auto in doppio senso alternato)e in breve sulla sx troviamo l’incrocio con Via Novegno che in un attimo ci porta di fronte alla imponente struttura del Forte Sofia (questo il nome originale del fortilizio edificato e dedicato a Sofia di Baviera, madre del futuro imperatore Francesco Giuseppe). Il toponimo Forte Santa Sofia venne coniato per assonanza con i vicini forti San Leonardo e San Mattia.

Oggi il forte Sofia non è visitabile all’interno ed è utilizzato come magazzino dal Demanio Forestale dopo che l’ultimo utilizzo militare dell’ Esercito Italiano fu quello di colombaia per l’addestramento dei piccioni viaggiatori.

Proseguendo sulla lasagna di Via San Leonardo, dopo poco si stacca a dx la diramazione (sentiero piuttosto erto) che porta al pianoro dove sorgeva il forte di San Leonardo. Sui resti del forte oggi è stato edificato un santuario dedicato alla Madonna di Lourdes.

La salita è consigliata dato che porta probabilmente al miglior panorama possibile sulla città di Verona, che in giornate come quella di domenica appare in tutta la sua bellezza. La foto del panorama non la metto… vi toccherà salire a San Leonardo.

Completata la visita al Santuario, ex forte, si scende per lo stesso sentiero percorso in salita per riprendere via San Leonardo che percorriamo fino alla fine dove la stessa si collega a via San Mattia poco dopo la locanda San Leonardo. La “lasagna” passa a sud dell’omonimo forte, che potete vedere nella foto qui sotto visto dalla strada delle Torricelle.

Visti i tre forti vicini, proseguiamo sulla lasagna di Via San Mattia fino a raggiungere la chiesa di San Mattia. Da qui devieremo verso Avesa, famosa per la sua Arena Retica, ma per questa volta ci limiteremo a visitare i “lavandari”. La deviazione non è banale: la discesa che inizia poco dopo aver imboccato stradella Santa Giuliana, sulla sx, ha una pendenza che richiede attenzione, ma in breve ci porta nel delizioso borgo di Avesa, ricco di acqua, canali e canaletti. Tenendo la sx si sbuca sulla piazzetta e girando poi a destra, quando si vedono le indicazioni per la citata Arena Retica, si sta a destra per sbucare in una corte (privata! Fare attenzione!) da cui si può dare un’occhiata veloce al “lavandari” dove in tempi passati le donne del paese facevano “lissia” ossia il bucato.

Visti questi ci spostiamo nella piazza del paese e, usufruendo degli ampi giardini, pranziamo in allegra compagnia, beviamo un caffè e siamo pronti a rientrare verso la località di partenza.

Da Avesa con un breve tratto circolare ritorniamo sullo strallo percorso in discesa e con poche erte rampe arriviamo, nuovamente stradella Santa Giuliana che percorriamo per tutta la sua lunghezza fino alla confluenza con la Strada delle Torricelle. Lasciando la strada principale alla nostra destra proseguiamo lungo via Bonuzzo da Sant’Anna, via che prima di raggiungere il vecchio percorso salute ci mostra la terza e quarta Torricella di guardia Austriaca e ci offre panorami bellissimi, grazie al meteo stupendo, sul Monte Baldo, sulla Lessinia intera e sul gruppo della Carega.

Proseguendo superiamo il Tiro al Piattello, momentaneamente chiuso, e poco dopo ci infiliamo nel bosco in direzione Poiano dove, dopo una discesa piuttosto scorbutica, arriviamo in una quindicina di minuti. Tagliato il monte a mezza costa sbuchiamo ai margini del paese vecchio, di fronte alla Chiesa Parrocchiale di Pojano.

A destra si stacca evidente via Sottocastello, che con pendenze dolci, tramutandosi in Via Castellana, ci porta in un trentina di minuti a incrociare la strada che scende dalle Torricelle verso Borgo Santa Croce. Evitiamo la strada infilandoci nel bosco e in breve senza grossi problemi , in parallelo con Via Caroto raggiungiamo la breccia muraria che sbuca in prossimità dell’Istituto Don Calabria. Da qui percorriamo Via San Zeno in Monte fino a Salita San Sepolcro, superiamo Porta Vescovo e in breve raggiungiamo le auto parcheggiate sul viale della Stazione.

Abbiamo percorso 17, 67KM in 6h17m34″ (esclusa l sosta pranzo) con circa 1200m di dislivello complessivo e una quota massima raggiunta di 325m. Una bella sgambata in previsione delle future, speriamo, uscite.

Un grazie al Gruppo Alpinistico Amici di San Martino Buon Albergo per la simpatia e la brillante organizzazione. Li trovate alla pagina

www.gruppoalpinisticosanmartino.it

Vi saluto e vi auguro buone passeggiate!!

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