Songbird: la delicata e triste storia di Eva Cassidy e della sua voce.

di Stefano Zorzi

Ebbene si, lo spunto per questo approfondimento sulla parabola artistica e umana di Eva Cassidy mi viene da un caro amico; qualche giorno fa ha postato sulla “nostra” chat un brano, un classico come Time after Time, interpretato da Eva Cassidy e ovviamente , impreziosito dalla fantastica voce di questa artista incredibile che così tanto ha dato alla scena musicale pur in una vita brevissima, dato che a soli 33 anni un melanoma se l’è portata via. Così ho provato ad approfondire la storia di questa donna e della sua, incredibile, voce.

La storia di Eva Cassidy potrebbe, speriamo, diventare il tema di un film, ma non uno strappalacrime piuttosto uno di quei biopic che mettono in risalto le qualità artistiche dei protagonisti, supportando il racconto biografico con i contrappunti della musica e delle canzoni dell’artista. Chissà se mai accadrà, ma qualora capitasse ecco che a Eva Cassidy sarebbero restituiti, seppur tardivamente e in maniera postuma, un po’ del successo e della notorietà che avrebbe meritato in vita, ma che prima il suo carattere timido e schivo e poi il susseguirsi ineluttabile degli eventi le hanno negato.

Eva era originaria di Washington D.C., per l’esattezza è nata a Oxon Hill, Maryland a 25 minuti di auto, forse meno, dalla capitale americana il 2 febbraio del 1963. E’ cresciuta a Bowie, Maryland dai 9 anni in poi. Adorava la musica, era la sua ragione di vita: dotata di una voce meravigliosamente eclettica ed estesa, la sua personalità era estremamente timida e solitaria al punto di farle abbandonare anche il gruppo musicale formato col padre e il fratello in quanto troppo “sensibile” a quel contesto musicale. Durante gli anni del liceo canta con il gruppo rock Stonehenge. Si diploma e inizia a studiare arte, ma il suo spirito irrequieto non è soddisfatto, abbandona. Canta come corista in alcuni gruppi rock della zona, ma non si sente a suo agio a sovrastare l’amplificazione.

Si arriva fino al 1986 quando un amico di vecchia data, Dave Lourim, convince Eva ad entrare in uno studio di registrazione come corista per il suo gruppo pop/rock: i Method Actor. Viene notata, e ci mancherebbe altro, dal produttore Chris Biondo che rimane estasiato dalla sua voce e le propone un nastro demo per proporla come corista. Eva, che con Biondo avrebbe avuto una relazione importante dal punto di vista affettivo, divenne presenza fissa allo studio supportando ai cori molteplici artisti e svariati generi musicali sfruttando l’elettricità della sua voce: dal rock al pop, dal jazz al funk, dal blues al rap, dal gospel al R&B, al soul, sempre con risultati entusiasmanti e di gran livello.

Nel 1992 registra un album di duetti con Chuck Brown dal titolo The Other Side, che darà visibilità a Eva e che la porterà a vincere la paura e la ritrosia nei confronti delle esibizioni live, che iniziano nel 1993. Lo spettacolo live suscita, in quell’anno, l’interesse di diverse case discografiche che però tentennano: troppo brava, troppo eclettica, sa fare troppe cose assai bene, non è catalogabile. Insomma: un ‘interprete magistrale, una voce evocativa, con un eclettismo assoluto ma paradossalmente questa capacità di confrontarsi con ogni standard era il suo limite più grande dal punto di vista commerciale. Troppo brava, troppo qualificata. Nel frattempo, all’oscuro di Eva, il destino stava giocando la sua partita con la morte.

Nel settembre 1993 Eva si fa togliere un neo, dichiarato maligno, e trascura le visite di controllo. All’inizio del 1994 diverse etichette discografiche mostrarono interesse nel metterla sotto contratto ma, come detto, le sue registrazioni coprivano sempre troppo terreno – folk, jazz, blues, gospel, R&B, pop/rock – per i gusti del dipartimento di marketing (o per la limitata immaginazione dei discografici), e le etichette finirono sempre per passare oltre. L’unica etichetta che provò decisamente a mettere sotto contratto Eva fu la Blue Note che all’inizio del 1994 fece registrare a Eva, con i Pieces of a Dream, il pezzo Goodbye Manhattan, qui nell’edizione senza Eva del 2001, che però non venne pubblicato. Seguì in tour il gruppo per alcune date e poi riprese a suonare da sola dal vivo ottenendo qualche riconoscimento locale.

Incapace di acquisire un contratto discografico, restia a farsi incasellare in uno stereotipo di genere discografico, con la musica e la sua sensibilità sopra a tutto Eva si esibisce al club Blues Alley di Washington nel gennaio del 1996: le performance non la soddisfano ma, ostinatamente, Chris Biondo, con cui nel frattempo la relazione è diventata esclusivamente professionale, la convince a non disfarsi delle registrazione e pubblica, autoprodotto, quello che sarà l’ultimo e unico album di Eva Cassidy nei suoi trentatre anni di vita: LIVE at the Blues Alley (1996). Eva riuscirà a vederlo stampato e a percepirne il successo avuto in zona Washington D.C.

Dopo l’esibizione al Blues Alley, delusa e insoddisfatta, si trasferisce ad Annapolis dove trova lavoro come pittrice murale per le scuole elementari. durante l’estate comincia ad avere problemi all’anca: le successive analisi non le lasceranno scampo, il melanoma trascurato anni prima si è esteso a quasi tutti gli organi vitali. Eva inizia la chemioterapia, ma è tardi! Troppo tardi. A settembre del 1996 viene organizzato un concerto di beneficienza in suo onore, con le ultime forze rimaste, partecipa cantando What a wonderful world. Sarà il canto del cigno: si spegne il 2 novembre del 1996 a soli 33 anni lasciando un gran vuoto in Biondo e il suo entourage che comunque nel 1997 darà alle stampe l’album postumo Eva by Heart a cui i due stavano lavorando in quel periodo. Ovviamente, le regole della vita valgono per tutti e sempre, Eva fa incetta di premi ai Washington Area Music Awards. Beffardo il destino, no?

Ma ancora non è finita, perchè ad un certo punto, sempre nel 1997 una cantante folk celtica, Grace Griffith, residente a Washington D.C., decide di pubblicare la musica di Eva tramite la sua etichetta: la Blix Street. Esce così nel 1998 Songbird, sarà un successo clamoroso in Inghilterra, grazie alla programmazione del Dj di BBC Radio 2 Terry Hogan. Il disco vendette oltre un milione di copie salendo in fretta verso la vetta delle classifiche inglesi. Nel 2000 a Birdsong segue Time after Time, 12 tracce inedite: 8 in studio e 4 live per suffragare la meravigliosa voce di Eva. Poi le pubblicazioni si susseguono fino ad arrivare a NightBird (live del 2016), al successivo Acoustic del 2017. Tutti album che hanno riscosso successo. Purtroppo fuori tempo massimo.

Eva se ne era già andata, e il successo postumo è magra consolazione. Quella stessa consolazione che ricevono le nostre anime ascoltando la voce soave di Eva Cassidy. Quell’incedere, quel canto, quella voce trasmettono quella pace interiore che tanto Eva ha cercato nella sua breve, triste e tormentata vita.

Cito volentieri Ezio Guatamacchi che nel 2007, nel suo Viaggio nella musica diceva di Eva: ” Chi la conosceva bene diceva che fosse una ragazza timida, introversa e piuttosto fragile; una che soffriva le critiche. E che avesse gusti semplici, che amasse la natura e nutrisse come principale ambizione di vita quella di potersi un giorno stabilire in un cottage sulla spiaggia. La musica era la sua grande passione e, insieme alla pittura, la sua principale forma d’espressione anche se non vedeva né l’una né l’altra come attività professionali. Temeva che un successo in termini materiali avrebbe potuto compromettere la sua integrità morale. E anche se non siamo del tutto sicuri che a Eva tutto questo parlare di lei sarebbe davvero piaciuto, è rassicurante pensare che oggi la sua voce, le sue canzoni ma soprattutto il suo spirito candido siano di pubblico dominio. Anche se sono già passati 11 anni: ma, si sa, per apprezzare le cose belle non è mai troppo tardi…”

Oggi di anni, ne sono passati quasi 25 da quel 2 novembre 1996 in cui Eva ci ha lasciato. E’ vero: per la bellezza non è mai troppo tardi!

“For you there’ll be no crying
For you the sun will be shining
‘Cause I feel that when I’m with you
It’s all right I know it’s right….”

Christie Mc Vie, Fleetwood Mac

Rest in peace, Eva!

Buon Ascolto, a voi!

Ah, grazie Lele. Grazie dello spunto, fratello!

P.s. Ho scritto queste righe ascoltando la manciata di canzoni che Eva ci ha lasciato ormai 25 anni fa. Esperienza assolutamente da consigliare….

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