Living at the end of a gun… Calvin Russel, genio sconosciuto, gli anni NEW ROSE Records

di Stefano Zorzi

All’inizio degli anni 80 in Francia e in buona parte d’Europa, Italia compresa la New Rose Records inizio la pubblicazione e la distribuzione di tutto un catalogo di artisti d’oltreoceano collegati al filone Punk e American Roots alternativo.

Nelle mani degli appassionati del genere, veri fans per altro, capitarono quindi artisti poco pubblicizzati e mal distribuiti fino a quel momento, che però magari avevano un discreto seguito negli States e in Europa erano accompagnati da un’aurea quasi di culto.

Si era in pieno post punk, la new wave e il dark rock erano pronti ad esplodere nel fragore degli anni 80 ma il punk duro e puro provava a resistere anche se le bandiere man mano si ammainavano perse fra i loro demoni (Sex Pistols) o riproponendosi in una veste diversamente punk (The Clash) e, in assoluta controtendenza la New Rose pubblico come primo Ep dell’etichetta Paralytic Tonight, Dublin Tomorrow  dei Saints, mitica punk band Australiana  appena scaricata dalla Emi e prosegui poi con tutta una serie di album di cantanti e gruppi, pressoché sconosciuti Europa come Dead Kennedy, Gun Club, Cramps.

Al punk di oltreoceano si affiancarono fin da subito artisti non punk ma più roots oriented quali Green On Red, Giant Sand, That Petrol Emotion, Dr. Feelgood e… Calvin Russel. 

Ecco, dopo la lunga premessa, dove inizia il nostro racconto, inizia in Texas, per la precisione ad Austin, la capitale dello Stato della Stella Solitaria, nel 1948. Esattamente il giorno 1 novembre del 1948 nasce Calvin Russel Kosler. Il Texas è terra di confine, segnato dal Rio Grande a sud con il Messico, mentre a nord si elevano gli aridi altopiani che hanno reso celebre la triste epopea di Geronimo e del popolo Apache, solcati dall’affluente del Rio Grande, il  Pecos, e dai fiumi Colorado e Brazos più a Est. Terra di epocali conflitti e contraddizioni, di vacche, cowboy e petrolio e tanta tanta musica meticcia.

Clavin Russel nasce qui, quarto di nove fratelli in una famiglia poverissima, tanto che a 15 anni scappa di casa verso San Francisco, nel frattempo impara a suonare la chitarra e prive le prime canzoni, tentando nella California di metà anni 60 di trovar fortuna. Il tentativo è vano, l’alcool e la droga già si affacciano nella sua vita e tornato ad Austin cerca fortuna nel locali della zona, entra ed esce di prigione, sbarca il lunario spacciando cocaina e LSD, ruba carte di credito. Vive di espedienti insomma, espedienti che guardando le sue foto più recenti,  ha tutti scritti in faccia. La musica, la voce roca e graffiante e una scrittura di ottimo livello lo portano a tentare la fortuna in Messico, così vicino e così lontano dal Texas, ma la droga e l’alcool sono li, dietro ogni angolo e a fianco di ogni nota, cosi che anche in Messico finisce in galera. Torna ad Austin e poco dopo è di nuovo dentro, maledetta neve. In carcere ascolta, grazie ad un detenuto,  la musica di Townes Van Zandt. Entra in contatto, tramite conoscenti comuni con il musicista Charlie Sexton e invitato da questi ad un live set viene notato da Patrick Mathe, proprietario della New Rose Records che ne rimane entusiasta e gli pubblica l’album di esordio: A Crack in Time  e mai titolo fu più azzeccato: una, vera, crepa nel tempo.

Ad oltre 40 anni, Calvin ha l’occasione della vita, quella che non ti aspetti. Il disco d’esordio va alla grande in Europa: d’altra parte è un disco che fulmina gli appassionati di American Roots; alla title track, per altro splendida ne leggere fra poco, succede immediatamente il manifesto della vita di Calvin Russel, Living at the end of a gun. E’ quell’uomo ritratto virato seppia in copertina, ha 42 anni, ex(?) tossicodipendente, alcolista col fegato a brandelli a raccontare live la sua vita: “Picccola non sai che siamo su una strada pericolosa? non puoi sapere quanto tempo ti rimane, perchè viviamo alla fine di una pistola”  manifesto di una vita all’eccesso, in negativo, seppur consapevole. Già in  A crack in time aveva detto con chiarezza, malgrado il graffio della voce e l’intensità delle chitarre che “ sono arrivato attraverso una crepa nel tempo, sono scaturito dalle ombre mentre qualcuno urlava il mio nome, ho corso per la strada per essere vicino a te e il suono dei miei piedi risuonava in un cielo vuoto, mentre due più due fa cinque ed è difficile sopravvivere”. Basterebbero questo due perle, ma il disco ne inanella almeno altre 4: Nothin’, Behind the 8 ball, This is my Life e North Austin Slim. L’esordio ottiene un buon successo in Europa, quasi nullo in America, ma i concerti del tour successivo all’esordio sono un successo di pubblico e di critica, Calvin suona e canta, ma nel frattempo beve, beve cercando nella bottiglia ispirazione e pace con i demoni che lo inseguono fin da bambino. La critica di nicchia lo osanna  si arriva così al successivo album, lo splendido e controverso Sounds from the fourth world, dove il quarto mondo è rappresentato dalla vita stessa di Calvin dalle sue sempre più frequenti paranoie, dagli abissi  sempre  più profondi  che lo accompagnano  e ne  affollano la vita, sempre vissuta “on the edge of a knife”. E’ un disco che alterna delicatezza e fragore, ruvido e vellutato, spigoli dolci curve, alt e bassi: insomma un altro manifesto in musica della vita del nostro. E’ ancora New Rose ad accompagnarlo e sull’onda del successo europeo del primo disco anche Sounds From… vende bene, così come Soldier del 1992 ultimo per l’etichetta francese che comincia ad intravederne il declino. 

Abituato a lottare contro tutto e tutti, il buon Calvin pubblica ancora, Live, Raccolte e album in studio ma con scarsi risultati, se si eccettua l’ottimo In Spite of It All del 2005 che appare come l’album della rinascita, mentre invece si rivelerà l’inizio della fine. Alla fine del 2005 viene diagnosticato a Calvin un cancro al fegato, residuo degli eccessi che lo hanno accompagnato per tutta l’esistenza. Nonostante la strenua lotta Calvin Russel Kosler muore a Garfield, Texas il 3 aprile 2011, chiudendo il “cerchio Texano” della sua esistenza e lasciandoci in eredità una manciata di canzoni memorabili. 4 stelle più che meritate per tre piccole perle quasi dimenticate e l’augurio di un buon ascolto a Voi.

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